La musica del Novecento
Musica · terza media · 3 minuti di lettura
Vai alle 4 domandeAll'inizio del Novecento la musica cambia in modo profondo. Per secoli i compositori avevano scritto brani basati sul sistema tonale, cioè su una nota principale, detta tonica, attorno a cui ruotano tutte le altre e che dà all'ascoltatore la sensazione di un punto di partenza e di arrivo. Nel nuovo secolo molti musicisti sentono il bisogno di rompere con questa tradizione, proprio come stanno facendo i pittori e i poeti delle avanguardie. Cercano suoni, ritmi e forme mai usati prima, e accettano anche dissonanze, cioè accostamenti di note che all'orecchio suonano aspri e tesi, senza più cercare a ogni costo un'armonia piacevole e rassicurante.
Uno dei protagonisti di questa rivoluzione è il compositore austriaco Arnold Schönberg. Egli ideò la dodecafonia, un metodo di composizione che usa tutte e dodici le note della scala cromatica, cioè i dodici suoni diversi compresi in un'ottava, mettendole sullo stesso piano. Il compositore stabilisce una serie, cioè un ordine preciso in cui le dodici note vengono disposte, e non può ripetere una nota finché non sono comparse tutte le altre. In questo modo nessun suono prevale sugli altri e scompare l'idea di tonica. La serie può poi essere trasformata, per esempio suonandola al contrario, e da essa nasce l'intero brano.
Un altro grande musicista del secolo è il russo Igor Stravinskij, che rinnovò la musica soprattutto con il ritmo. Nei suoi balletti, come «L'uccello di fuoco» e «La sagra della primavera», usa ritmi potenti, irregolari e spesso con accenti inattesi, che cambiano continuamente. L'orchestra è trattata con grande energia e i timbri sono vivaci e a volte violenti. «La sagra della primavera» fece scalpore alla prima del 1913 perché i suoi ritmi martellanti e le sue dissonanze sembrarono lontanissimi dal gusto del pubblico dell'epoca. Stravinskij cambiò poi stile più volte, tornando in certi periodi a forme del passato, come quelle della musica del Settecento.
Il Novecento è anche il secolo in cui la tecnologia entra nella musica. Con la diffusione dei microfoni e dei registratori nasce la musica concreta, che parte da suoni reali registrati, come rumori della strada, passi, voci o il fischio di un treno. Questi suoni vengono poi modificati, tagliati, rallentati, accelerati o fatti suonare al contrario, e infine montati insieme per creare una composizione. Il materiale di partenza è quindi concreto, cioè preso dalla realtà, e non scritto su un pentagramma.
Accanto a essa si sviluppa la musica elettronica, in cui i suoni non vengono registrati ma prodotti artificialmente con apparecchi elettrici chiamati oscillatori e sintetizzatori. Il compositore può controllare con grande precisione altezza, durata e timbro di ogni suono, inventando sonorità che nessuno strumento tradizionale può dare. Queste ricerche hanno aperto la strada a molta musica di oggi, dal cinema ai videogiochi fino alla musica pop, dove i suoni elettronici sono ormai di uso comune.
Questo ripasso è stato scritto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale e riletto prima di essere pubblicato. Per la verifica vale sempre quello che c'è sul tuo libro e che ha spiegato l'insegnante.