Nomi, aggettivi e articoli: genere e numero
Italiano · quarta primaria · 3 minuti di lettura
Vai alle 3 domandeIl nome è la parola che serve per chiamare persone, animali, cose, luoghi e idee. Ogni nome ha un genere, che può essere maschile o femminile, e un numero, che può essere singolare o plurale. Il singolare indica una sola persona o cosa, come "gatto", mentre il plurale ne indica più di una, come "gatti". Di solito i nomi maschili in -o fanno il plurale in -i, quelli femminili in -a fanno il plurale in -e, e quelli in -e fanno il plurale in -i, come "fiore" e "fiori".
I nomi si possono distinguere anche in base alla loro formazione. I nomi primitivi sono quelli che non derivano da altre parole, come "fiore", "pane" o "libro". I nomi derivati nascono da un nome primitivo con l'aggiunta di una parte all'inizio o alla fine: da "pane" nasce "panettiere", da "fiore" nasce "fioraio". I nomi alterati si formano aggiungendo un suffisso che cambia un po' il significato: "gattino" è piccolo, "gattone" è grande, "gattaccio" è brutto o cattivo, "gattuccio" suscita tenerezza. I nomi composti sono formati da due parole unite insieme, come "portafoglio", che nasce da "porta" e "foglio", o "capostazione" e "lavastoviglie".
Il nome è spesso accompagnato dall'articolo e dall'aggettivo, che devono concordare con esso. Concordare significa avere lo stesso genere e lo stesso numero. Gli articoli determinativi sono "il, lo, la, i, gli, le" e indicano qualcosa di preciso: "il quaderno", "la penna". Gli articoli indeterminativi sono "un, uno, una" e indicano qualcosa di non preciso: "un amico", "una mela". L'aggettivo qualificativo dice com'è il nome. Se scriviamo "la bambina alta" e "i bambini alti", vediamo che articolo e aggettivo cambiano insieme al nome.
Alcuni nomi hanno un plurale irregolare e bisogna impararli a memoria. Per esempio "uomo" diventa "uomini", "dio" diventa "dei", "bue" diventa "buoi". Altri cambiano genere al plurale: "il braccio" diventa "le braccia", "il dito" diventa "le dita", "l'uovo" diventa "le uova". Altri ancora seguono regole particolari: i nomi in -co e -go spesso fanno il plurale in -chi e -ghi, come "lago" e "laghi", "fungo" e "funghi", "bosco" e "boschi", ma "amico" fa "amici" e "medico" fa "medici". I nomi in -cia e -gia fanno il plurale in -cie e -gie se la i è accentata, come "farmacia" e "farmacie", o se la c e la g sono precedute da vocale, come "camicia" e "camicie"; se sono precedute da consonante fanno -ce e -ge, come "arancia" e "arance", "spiaggia" e "spiagge".
Infine ci sono i nomi invariabili, che hanno la stessa forma al singolare e al plurale. Sono invariabili i nomi che finiscono con una vocale accentata, come "il caffè" e "i caffè", o "la città" e "le città". Lo sono anche i nomi abbreviati, come "il cinema" e "i cinema" da "cinematografo", e le parole straniere, come "lo sport" e "gli sport". Lo sono pure alcuni nomi che terminano in -i, come "il brindisi" e "i brindisi", e molti di quelli che finiscono in -ie, come "la serie" e "le serie", mentre "la moglie" fa "le mogli". Nei nomi invariabili è l'articolo a farci capire se il nome è singolare o plurale.
Questo ripasso è stato scritto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale e riletto prima di essere pubblicato. Per la verifica vale sempre quello che c'è sul tuo libro e che ha spiegato l'insegnante.