Il modo congiuntivo e il condizionale
Italiano · seconda media · 3 minuti di lettura
Vai alle 4 domandeIl congiuntivo è un modo verbale che si usa per esprimere ciò che non è certo, ma è soltanto pensato, desiderato, temuto o immaginato. A differenza dell'indicativo, che presenta i fatti come reali, il congiuntivo esprime il dubbio, la speranza, l'opinione personale e il desiderio. Si trova soprattutto nelle frasi subordinate, dopo verbi come credere, pensare, sperare, volere, temere. Per esempio, nella frase «Penso che Marco sia in ritardo» chi parla non è sicuro, mentre in «Marco è in ritardo» afferma un fatto. Il congiuntivo può anche esprimere un augurio o un ordine gentile, come in «Che tu possa riuscire!» oppure «Venga pure avanti».
I tempi del congiuntivo sono quattro: presente, passato, imperfetto e trapassato. Il presente si forma con la radice del verbo e le desinenze proprie della coniugazione: che io parli, che tu legga, che egli dorma. Il passato si forma con il congiuntivo presente di essere o avere e il participio passato: che io abbia parlato, che tu sia partito. L'imperfetto si ottiene dalla radice con le desinenze -assi, -essi, -issi: che io parlassi, che tu leggessi, che egli dormisse. Il trapassato unisce il congiuntivo imperfetto di essere o avere al participio passato: che io avessi parlato, che tu fossi partito.
La scelta del tempo dipende dal verbo della frase principale e dal momento dell'azione. Se la principale è al presente, di solito si usa il congiuntivo presente per un'azione contemporanea o futura e il passato per un'azione già avvenuta: «Credo che Luca studi» e «Credo che Luca abbia studiato». Se la principale è al passato, si usa l'imperfetto per la contemporaneità e il trapassato per l'anteriorità: «Credevo che Luca studiasse» e «Credevo che Luca avesse studiato». Questa regola si chiama concordanza dei tempi.
Il condizionale è il modo che indica un fatto possibile, che dipende da una condizione, oppure una richiesta cortese o un desiderio. Il condizionale presente si forma con la radice del futuro e le desinenze -ei, -esti, -ebbe, -emmo, -este, -ebbero: io mangerei, tu partiresti, noi canteremmo. Il condizionale passato si forma con il condizionale presente di essere o avere e il participio passato: io avrei mangiato, tu saresti partito. Si usa il presente per dire «Vorrei un bicchiere d'acqua», mentre il passato indica qualcosa che si sarebbe potuto fare e non è accaduto, oppure il futuro visto dal passato: «Mi disse che sarebbe venuto».
Congiuntivo e condizionale lavorano insieme nel periodo ipotetico, cioè una frase formata da una condizione, detta protasi, e da una conseguenza, detta apodosi. Quando l'ipotesi è reale, si usa l'indicativo: «Se piove, resto a casa». Quando è possibile ma poco probabile, si usa il congiuntivo imperfetto nella condizione e il condizionale presente nella conseguenza: «Se avessi tempo, verrei con te». Quando l'ipotesi è irreale nel passato, perché riguarda un fatto che non si è realizzato, si usa il congiuntivo trapassato e il condizionale passato: «Se avessi studiato, avrei preso un voto migliore». Un errore da evitare è usare il condizionale dopo «se», dicendo «Se avrei tempo».
Questo ripasso è stato scritto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale e riletto prima di essere pubblicato. Per la verifica vale sempre quello che c'è sul tuo libro e che ha spiegato l'insegnante.