Il fascismo in Italia

Storia · terza media · 3 minuti di lettura

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Dopo la Prima guerra mondiale l'Italia attraversò un periodo molto difficile. L'economia era in crisi perché la produzione di guerra si era fermata, molti soldati tornati a casa non trovavano lavoro e i prezzi aumentavano rapidamente, rendendo la vita quotidiana più cara per le famiglie. Anche i contadini e gli operai protestavano, con scioperi e occupazioni delle fabbriche e delle terre. Inoltre molti italiani erano delusi dai trattati di pace, perché ritenevano che l'Italia non avesse ottenuto tutti i territori promessi. Si parlò di "vittoria mutilata". In questo clima di paura e di tensione i governi liberali apparivano deboli.

Approfittando del malcontento, Benito Mussolini fondò i Fasci di combattimento, da cui nacque poi il Partito nazionale fascista. I suoi seguaci, detti camicie nere, formarono squadre armate che aggredivano socialisti, sindacalisti e oppositori, con violenze e intimidazioni. Molti industriali e proprietari terrieri li appoggiarono, perché speravano che fermassero le proteste dei lavoratori. Nel 1922 i fascisti organizzarono la marcia su Roma: migliaia di camicie nere si diressero verso la capitale per mostrare la loro forza. Il re Vittorio Emanuele III decise di non firmare lo stato d'assedio e affidò a Mussolini l'incarico di formare il governo.

Una volta al potere, Mussolini trasformò gradualmente lo Stato in una dittatura. Furono approvate leggi che davano più forza al governo e riducevano il ruolo del Parlamento. Dopo l'assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti, che aveva denunciato le violenze e i brogli elettorali del fascismo, Mussolini, nel discorso del 3 gennaio 1925, si assunse la responsabilità politica dell'accaduto: da quel momento cominciò la dittatura vera e propria. Gli altri partiti vennero sciolti, i giornali furono sottoposti a censura e un tribunale speciale colpiva gli oppositori. Esisteva anche una polizia segreta e molti avversari furono arrestati, mandati al confino o costretti all'esilio.

Il regime cercò di controllare la vita degli italiani anche con la propaganda. Mussolini era chiamato Duce e veniva presentato come un capo infallibile. I giovani erano inquadrati in organizzazioni fasciste, come i Balilla, e a scuola i libri di testo celebravano il regime. La radio, il cinema e le grandi manifestazioni pubbliche servivano a conquistare il consenso. Il regime avviò inoltre opere pubbliche, come la bonifica di terre paludose, e ricercò la grandezza nazionale attraverso una politica estera aggressiva, che portò alla conquista dell'Etiopia.

Con il tempo il fascismo si avvicinò alla Germania nazista di Hitler. In questo contesto, nel 1938 furono emanate le leggi razziali, che discriminavano gli ebrei italiani. Essi furono allontanati dalle scuole, dagli uffici pubblici e da molte professioni, e persero diritti che avevano sempre avuto come cittadini. Queste leggi furono una grave ingiustizia e prepararono la strada alle persecuzioni successive. L'alleanza con la Germania portò poi l'Italia a entrare nella Seconda guerra mondiale, con conseguenze drammatiche per il Paese e la fine del regime fascista.

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    • prezzi in aumento
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    • il re non firma lo stato d'assedio
    • incarico a Mussolini di formare il governo
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    • allontanati dalle scuole
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