La crisi del 1929
Storia · terza media · 3 minuti di lettura
Vai alle 4 domandeNegli anni Venti del Novecento gli Stati Uniti vissero un periodo di grande prosperità. Dopo la Prima guerra mondiale, il paese era diventato la prima potenza economica del mondo e prestava denaro a molti stati europei. Le fabbriche producevano in grande quantità automobili, elettrodomestici e apparecchi radio, grazie alla produzione in serie e alla catena di montaggio. Molte famiglie compravano a rate, cioè pagando poco alla volta, e i consumi aumentavano. Questo periodo è chiamato boom economico, perché la ricchezza cresceva molto rapidamente.
Il clima di fiducia spinse moltissime persone a investire in Borsa, il luogo dove si comprano e si vendono le azioni, cioè piccole quote di proprietà delle imprese. Il prezzo delle azioni saliva di continuo, e molti compravano anche con denaro preso in prestito, sperando di rivenderle a un prezzo più alto. In questo modo i valori in Borsa crescevano più della reale ricchezza prodotta dalle aziende. Si formò così una speculazione, ossia un'attività basata sul guadagno rapido e rischioso, e non su una solida crescita.
Intanto nell'economia c'erano problemi nascosti. Le fabbriche e le campagne producevano più merci di quante la gente potesse comprare, perché i salari di molti lavoratori erano rimasti bassi. I magazzini si riempivano di prodotti invenduti, e gli agricoltori faticavano a vendere i raccolti a buon prezzo. Quando la fiducia venne meno, molti investitori cominciarono a vendere le azioni tutti insieme. Nell'autunno del 1929 la Borsa di Wall Street, a New York, crollò: i prezzi precipitarono e milioni di persone persero i loro risparmi.
Il disastro finanziario si trasformò presto in una crisi economica generale, detta Grande Depressione. Le banche, che avevano prestato soldi e investito in Borsa, in molti casi fallirono, e i clienti non riuscirono a riavere i depositi. Le imprese chiusero o licenziarono, e la disoccupazione crebbe enormemente. Poiché gli Stati Uniti richiamarono i prestiti concessi all'estero e il commercio internazionale diminuì, la crisi si diffuse in Europa e in molte altre parti del mondo. In diversi paesi la povertà e il malcontento favorirono l'ascesa di movimenti autoritari.
Nel 1932 gli americani elessero presidente Franklin Delano Roosevelt, che l'anno seguente, per reagire alla crisi, avviò un programma chiamato New Deal, cioè «nuovo patto». Secondo questa politica lo Stato doveva intervenire direttamente nell'economia, invece di lasciare che il mercato si sistemasse da solo. Furono controllate le banche per ridare fiducia ai risparmiatori e vennero finanziati grandi lavori pubblici, come strade, dighe e scuole, che diedero un impiego a molti disoccupati. Furono inoltre introdotte forme di aiuto sociale per anziani e lavoratori in difficoltà. Il New Deal non risolse subito ogni problema, ma segnò l'inizio della ripresa e cambiò l'idea del ruolo dello Stato nella vita economica.
Questo ripasso è stato scritto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale e riletto prima di essere pubblicato. Per la verifica vale sempre quello che c'è sul tuo libro e che ha spiegato l'insegnante.