La Repubblica romana e le sue istituzioni
Storia · quinta primaria · 3 minuti di lettura
Vai alle 4 domandeNel 509 a.C., secondo la tradizione, i Romani cacciarono l'ultimo re, Tarquinio il Superbo, e Roma diventò una Repubblica. La parola "repubblica" viene dal latino res publica, che significa "cosa di tutti". Il potere non apparteneva più a un solo uomo, ma veniva diviso tra diverse cariche e organi di governo. In questo modo i Romani volevano evitare che qualcuno diventasse troppo potente e tornasse a comandare come un re.
Le cariche più importanti erano quelle dei consoli. Ogni anno venivano eletti due consoli, che governavano insieme. Avevano il compito di guidare l'esercito in guerra, di far rispettare le leggi e di convocare il Senato. Poiché erano due e avevano uguali poteri, uno poteva fermare l'altro se sbagliava; inoltre restavano in carica solo un anno. Altri magistrati li aiutavano: i pretori si occupavano soprattutto della giustizia, i questori del denaro e i censori controllavano l'elenco dei cittadini. In caso di grave pericolo, per un periodo non superiore a sei mesi si poteva nominare un dittatore, che aveva pieni poteri.
Il Senato era l'assemblea degli uomini più anziani ed esperti, spesso ex magistrati. I senatori restavano in carica a vita e discutevano le questioni importanti: la politica verso gli altri popoli, le guerre, le spese dello Stato. Davano consigli ai magistrati e le loro decisioni avevano grande autorità. Accanto al Senato c'erano le assemblee del popolo, in cui i cittadini maschi adulti votavano le leggi ed eleggevano i magistrati. Donne, schiavi e stranieri però non potevano votare.
All'inizio le cariche importanti erano riservate ai patrizi, cioè alle famiglie più ricche e antiche, che possedevano molte terre. I plebei, il resto dei cittadini, erano contadini, artigiani e commercianti. Pagavano le tasse e combattevano nell'esercito, ma non avevano gli stessi diritti. Per questo iniziò una lunga lotta: i plebei protestarono e, secondo il racconto tradizionale, si ritirarono fuori dalla città, rifiutandosi di lavorare e di combattere. I patrizi, senza di loro, non potevano far funzionare Roma e dovettero cedere.
Il risultato più importante fu la creazione dei tribuni della plebe. Erano magistrati scelti dai plebei con il compito di difenderli dalle ingiustizie dei potenti. Potevano opporsi, con il diritto di veto, alle decisioni contrarie agli interessi del popolo. Poco alla volta i plebei ottennero anche leggi scritte uguali per tutti e la possibilità di diventare magistrati, compreso il console.
Intanto Roma cresceva anche fuori dalle sue mura. Con un esercito ben organizzato, formato dai cittadini-soldati, affrontò i popoli vicini, come i Latini, gli Etruschi e i Sanniti, e col tempo conquistò gran parte dell'Italia centrale. In seguito arrivò anche nel sud, dove incontrò le città greche. Ai popoli sconfitti Roma non offriva sempre lo stesso trattamento: alcuni diventavano alleati, altri ricevevano la cittadinanza romana. Per controllare i territori costruiva colonie e strade, utili ai movimenti dei soldati e ai commerci. Così, dopo secoli di conquiste e alleanze, Roma divenne la potenza dominante della penisola italiana.
Questo ripasso è stato scritto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale e riletto prima di essere pubblicato. Per la verifica vale sempre quello che c'è sul tuo libro e che ha spiegato l'insegnante.