Le origini di Roma e la monarchia
Storia · quinta primaria · 3 minuti di lettura
Vai alle 4 domandeSecondo la leggenda, Roma fu fondata da Romolo. Il racconto dice che Romolo e suo fratello Remo erano gemelli, figli del dio Marte e di una principessa di nome Rea Silvia. Un sovrano malvagio li fece abbandonare in una cesta sul fiume Tevere. La cesta si fermò sulla riva e una lupa trovò i due neonati e li allattò. Poi un pastore li raccolse e li fece crescere. Da adulti, i fratelli decisero di costruire una città, ma litigarono e Romolo uccise Remo. Il nuovo centro prese il nome di Roma. I Romani celebravano questa storia per sentirsi orgogliosi delle proprie origini.
La storia, però, ci dice qualcosa di diverso. Gli archeologi hanno trovato tracce di antichi villaggi sui colli vicino al Tevere, abitati da popolazioni di pastori e contadini. Col tempo questi villaggi si unirono e formarono una città. Il luogo era favorevole: vicino al fiume si poteva navigare e commerciare, mentre le colline offrivano buone difese. Nella zona vivevano anche gli Etruschi, un popolo molto evoluto, che influenzò la città nascente con le sue tecniche e i suoi costumi.
Nel primo periodo Roma fu governata da re. La tradizione ne ricorda sette, il primo dei quali fu Romolo e l'ultimo Tarquinio il Superbo. Si racconta che i re si siano occupati di organizzare la città, costruire templi e mura, stabilire leggi e riti religiosi. Alcuni erano di origine latina o sabina, altri etrusca. Gli storici ritengono che molte di queste storie mescolino fatti reali e racconti inventati, ma servono a capire come i Romani immaginavano il loro passato.
La società romana era divisa in gruppi con diritti diversi. I patrizi erano le famiglie più ricche e potenti, proprietarie di grandi terre, e solo loro potevano ricoprire le cariche più importanti. I plebei erano la maggior parte della popolazione: contadini, artigiani e commercianti. Lavoravano e combattevano per la città, ma all'inizio avevano pochi diritti e non partecipavano al governo. Vi erano poi gli schiavi, che non erano considerati liberi e appartenevano ai loro padroni. Le famiglie erano guidate dal padre, che aveva grande autorità sui familiari.
La monarchia romana aveva alcuni caratteri precisi. Il re era il capo supremo: guidava l'esercito, amministrava la giustizia e compiva i riti religiosi più importanti. Non governava da solo, però. Lo aiutava il Senato, un consiglio formato dagli anziani più autorevoli delle famiglie patrizie, che dava consigli al re su questioni importanti. C'erano inoltre le assemblee dei cittadini, che si riunivano per approvare alcune decisioni. Il re non era un sovrano che trasmetteva il trono ai figli: secondo la tradizione veniva scelto dal Senato e approvato dalle assemblee dei cittadini.
Alla fine, il comportamento prepotente dell'ultimo re spinse i Romani a ribellarsi. Cacciarono Tarquinio il Superbo e decisero di non avere più un re. Così finì la monarchia e iniziò un nuovo modo di governare, chiamato repubblica.
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