La rivoluzione russa
Storia · terza media · 3 minuti di lettura
Vai alle 4 domandeAll'inizio del Novecento la Russia era un immenso impero governato da uno zar, che deteneva un potere assoluto e non doveva rendere conto a un parlamento. Il Paese era soprattutto agricolo e arretrato: la maggior parte della popolazione era formata da contadini poveri, che lavoravano terre insufficienti e vivevano in condizioni molto dure. Solo in alcune città, come Pietroburgo e Mosca, si erano sviluppate fabbriche dove gli operai lavoravano per molte ore e con salari bassissimi. Le proteste venivano spesso represse dalla polizia segreta e dall'esercito, e questo aumentava il malcontento.
La crisi dello zarismo si aggravò con la partecipazione alla Prima guerra mondiale. L'esercito russo era mal equipaggiato e subì pesanti sconfitte, con moltissimi morti. Nelle città mancavano il pane e i beni di prima necessità, mentre i prezzi salivano. Lo zar Nicola II appariva debole e lontano dai problemi del popolo, e la sua famiglia era screditata agli occhi di molti. Così nel Paese crebbe l'idea che fosse necessario un cambiamento profondo.
Nel febbraio del 1917 (secondo il calendario russo di allora) scoppiarono a Pietrogrado, come si chiamava Pietroburgo dal 1914, grandi manifestazioni di operai e di donne che chiedevano pane e la fine della guerra. Anche molti soldati si unirono ai manifestanti, rifiutandosi di sparare sulla folla. Lo zar fu costretto ad abdicare e così finì l'impero. Si formò un governo provvisorio, che però decise di continuare la guerra. Accanto a esso nacquero i soviet, cioè consigli di operai, soldati e contadini, che cercavano di rappresentare direttamente il popolo. Il governo provvisorio non riuscì a risolvere i problemi principali: la fame, la guerra e la questione della terra.
In questa situazione ebbe grande successo Lenin, capo dei bolscevichi, un gruppo del partito socialista russo ispirato alle idee di Karl Marx. Lenin sosteneva che si dovesse fare subito la pace, dare la terra ai contadini e affidare il potere ai soviet. Il suo slogan era in sostanza «pace, terra e pane». I bolscevichi erano un partito molto organizzato e disciplinato, e riuscirono a conquistare il consenso di molti operai e soldati.
Nell'ottobre del 1917 (secondo il calendario russo di allora) i bolscevichi presero il potere con un'insurrezione armata a Pietrogrado, rovesciando il governo provvisorio. Il nuovo governo firmò la pace con la Germania e iniziò a trasformare lo Stato, per esempio togliendo le terre ai grandi proprietari. Seguì però una lunga guerra civile tra l'Armata Rossa, fedele ai bolscevichi, e i loro avversari, detti «bianchi». I bolscevichi vinsero e consolidarono il loro controllo sul Paese.
Alla fine di questi eventi, nel 1922, nacque l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, l'URSS, che riuniva la Russia e altre repubbliche vicine. Era uno Stato governato da un solo partito, quello comunista, che controllava l'economia e la vita politica. L'URSS divenne così il primo grande Stato comunista della storia e un modello, ma anche un motivo di timore, per molti altri Paesi del mondo.
Questo ripasso è stato scritto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale e riletto prima di essere pubblicato. Per la verifica vale sempre quello che c'è sul tuo libro e che ha spiegato l'insegnante.