La caduta dell'Impero romano d'Occidente

Storia · prima media · 3 minuti di lettura

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Per molti secoli l'Impero romano fu uno degli Stati più grandi e potenti del mondo antico. Si estendeva intorno al Mar Mediterraneo e comprendeva popoli molto diversi, uniti dalle stesse leggi, dalla stessa moneta e da una rete di strade che permetteva agli eserciti e ai commercianti di spostarsi rapidamente. Tuttavia, a partire dal terzo secolo dopo Cristo, questo grande organismo iniziò a mostrare i segni di una profonda crisi, che nel tempo lo indebolì sempre di più.

Tra le cause interne della crisi vi furono prima di tutto i problemi politici. Il potere dell'imperatore era spesso contestato dai generali, che si facevano acclamare imperatori dai propri soldati. Questo provocava continue lotte per il trono e guerre civili, e molti imperatori restavano al potere per pochissimo tempo. Anche l'economia attraversava difficoltà: le guerre costavano molto, le tasse diventavano sempre più pesanti e il commercio rallentava. Le campagne si spopolavano e molti piccoli contadini, non riuscendo a pagare, dovevano affidarsi ai grandi proprietari di terre. Inoltre l'esercito, che un tempo era composto soprattutto da cittadini romani, accolse sempre più soldati stranieri, meno legati a Roma.

Alle difficoltà interne si aggiunsero le cause esterne, cioè la pressione dei popoli che vivevano oltre i confini, chiamati dai Romani «barbari». Questo nome, che in origine significava semplicemente «stranieri», indicava popolazioni come i Goti, i Franchi, i Vandali e gli Alamanni. Molti di loro non volevano distruggere l'impero, ma cercavano terre più sicure e fertili, anche perché spinti da altri popoli che avanzavano alle loro spalle. Alcuni gruppi furono accolti all'interno dei confini, altri entrarono con la forza, saccheggiando città e campagne.

Per cercare di governare un territorio così vasto e difficile da difendere, l'imperatore Diocleziano decise di dividere il potere tra più persone. Più tardi, alla fine del quarto secolo (nel 395), l'impero fu diviso in due grandi parti: l'Impero romano d'Occidente, con capitale prima Milano e poi Ravenna, e l'Impero romano d'Oriente, con capitale Costantinopoli, una città fondata dall'imperatore Costantino. La parte orientale era più ricca, più popolata e meglio difesa, mentre quella occidentale era più fragile e subiva con maggiore forza le invasioni.

Il momento che i manuali indicano come la fine dell'Impero romano d'Occidente è il 476 dopo Cristo. In quell'anno Odoacre, un capo di origine germanica, depose l'ultimo imperatore, un ragazzo di nome Romolo Augustolo, e non nominò un nuovo imperatore al suo posto. Da quel momento in Occidente non ci fu più un imperatore e il territorio fu governato da regni formati dai popoli germanici.

Gli storici usano questa data per indicare il passaggio dall'età antica al Medioevo, anche se in realtà i cambiamenti furono lenti e graduali. L'Impero romano d'Oriente, invece, continuò a esistere per quasi mille anni, ed è lo Stato che gli storici chiamano Impero bizantino: conservò le leggi e molte tradizioni della civiltà romana, anche se la lingua più usata divenne il greco.

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  1. Quali problemi politici causavano i generali all'imperatore?

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    • potere dell'imperatore contestato dai generali
    • acclamati imperatori dai propri soldati
  2. Che cosa significava originariamente il nome «barbari» per i Romani?

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    Un aiuto: Rileggi il paragrafo sulle cause esterne della crisi, dove si parla dei popoli oltre i confini.

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    • stranieri
  3. In quale anno l'impero fu diviso in due parti?

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    Un aiuto: Cerca il paragrafo che parla dell'imperatore Diocleziano e della suddivisione del potere.

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    • 395
  4. Quale data indicano i manuali come fine dell'Impero romano d'Occidente?

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    Che cosa deve dire una buona risposta
    • 476 dopo Cristo

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