Attenzione e coscienza: domande di Psicologia generale

Psicologia generale · 9 domande con la spiegazione · 5 domande aperte con la scaletta

Come si seleziona l'informazione e come si distribuiscono risorse limitate, i processi automatici e controllati, il sonno, i ritmi biologici e gli altri stati di coscienza.

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Ripasso in breve

L'attenzione seleziona una parte dell'informazione disponibile e distribuisce risorse limitate. Gli studi sull'ascolto dicotico hanno mostrato che del messaggio ignorato si colgono quasi soltanto le caratteristiche fisiche: da qui il filtro precoce di Broadbent, corretto da Treisman con l'idea di un filtro che attenua senza bloccare, e contrapposto alla selezione tardiva di Deutsch e Deutsch.

L'attenzione divisa dipende dalla quantità di risorse che i compiti richiedono; con la pratica un processo controllato, lento e consapevole, diventa automatico, rapido e difficile da inibire, come dimostra l'interferenza dell'effetto Stroop. La cecità da disattenzione e la cecità al cambiamento indicano che senza attenzione gran parte della scena non raggiunge la consapevolezza.

La coscienza varia lungo il ciclo sonno-veglia, regolato da un ritmo circadiano. Il sonno alterna in cicli di circa novanta minuti fasi NREM, con il sonno profondo a onde lente concentrato nella prima parte della notte, e fasi REM, con attività cerebrale intensa, atonia muscolare e sogni vividi, più lunghe verso il mattino.

Fra gli stati di coscienza modificati rientrano l'ipnosi, la meditazione e gli effetti delle sostanze psicoattive.

Le domande

Tocca la risposta che ti sembra giusta: vedi subito se lo è, e perché.

Prima le domande che trovi solo qui. In fondo, con il segno «anche nella simulazione 1» o «anche nella prova rapida», le 4 che stanno anche nella pagina dell'esame.

  1. 1. Nel corso di una normale notte di sonno di un adulto:

    1. Ale fasi REM prevalgono all'inizio, il sonno profondo verso il mattino
    2. Bil sonno profondo prevale all'inizio, le fasi REM verso il mattino
    3. Csonno profondo e fasi REM hanno la stessa durata in ogni ciclo
    4. Dil sonno REM compare una sola volta, poco prima del risveglio
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: B

    Il sonno è organizzato in cicli di circa un'ora e mezza, ciascuno formato da sonno NREM seguito da una fase REM. Nei primi cicli domina il sonno profondo a onde lente e le fasi REM sono brevi; con il passare delle ore il sonno profondo si riduce e le fasi REM si allungano. Per questo i sogni più lunghi si collocano di solito nelle ultime ore della notte.

  2. 2. Dopo un volo da Roma a New York, per alcuni giorni una viaggiatrice ha sonno già nel tardo pomeriggio e si sveglia in piena notte. Il disturbo dipende:

    1. Ada un debito di sonno REM accumulato durante il volo
    2. Bdalla perdita temporanea del sonno a onde lente
    3. Cda un innalzamento delle soglie sensoriali per la luce
    4. Ddalla sfasatura fra ritmo circadiano e orario locale
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: D

    Il ciclo sonno-veglia segue un ritmo circadiano, cioè di circa ventiquattro ore, regolato da un orologio biologico interno che si sincronizza soprattutto con l'alternanza di luce e buio. Dopo un rapido cambio di fuso l'orologio interno resta regolato sull'orario di partenza e ha bisogno di alcuni giorni per riallinearsi: è il cosiddetto jet lag. Non si tratta della carenza di una particolare fase del sonno.

  3. 3. Per alcune notti un volontario viene svegliato ogni volta che entra in sonno REM. Quando gli si permette di dormire senza interruzioni, di solito si osserva:

    1. Aun aumento del tempo trascorso in sonno REM
    2. Bla scomparsa del sonno REM per alcune notti
    3. Cuna riduzione della durata totale del sonno
    4. Dun aumento del solo sonno a onde lente
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: A

    Dopo una privazione selettiva il sonno REM compare prima e occupa una quota maggiore della notte: è l'effetto «rimbalzo» del sonno REM. Il fenomeno indica che questa fase non è un semplice sottoprodotto del sonno, ma risponde a un bisogno che l'organismo tende a recuperare. Un aumento del sonno a onde lente è ciò che ci si attenderebbe dopo una privazione di sonno profondo, non di sonno REM.

  4. 4. In un compito di ascolto dicotico alcuni partecipanti si accorgono del proprio nome, pronunciato nel messaggio che dovevano ignorare. Il modello di Treisman spiega il dato sostenendo che il messaggio non seguito:

    1. Aviene bloccato del tutto subito dopo l'analisi delle sue caratteristiche fisiche
    2. Bviene elaborato quanto quello seguito, fino alla scelta della risposta
    3. Cviene attenuato, ma gli stimoli rilevanti restano riconoscibili
    4. Dviene conservato intatto per alcuni minuti nel registro sensoriale
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: C

    Per Treisman il filtro non blocca i messaggi non seguiti, ma ne riduce la forza: parole molto importanti per la persona, come il proprio nome, hanno una soglia di riconoscimento così bassa da essere identificate anche se attenuate. Il blocco completo è l'ipotesi di Broadbent, che proprio questo dato mette in difficoltà. L'elaborazione completa di tutti i messaggi è invece la tesi della selezione tardiva di Deutsch e Deutsch.

  5. 5. Si chiede di dire il colore dell'inchiostro con cui sono stampate parole italiane che indicano colori (per esempio ROSSO scritto in verde) a due gruppi di adulti: il primo è di madrelingua italiana, il secondo non sa leggere l'alfabeto latino. Ci si attende che l'interferenza tipica dell'effetto Stroop sia:

    1. Apresente in entrambi i gruppi, perché dipende dalla percezione dei colori
    2. Bpresente solo nel secondo, perché i segni sconosciuti distraggono di più
    3. Cassente in entrambi i gruppi, perché il compito non chiede di leggere
    4. Dpresente solo nel primo, perché la lettura automatica attiva il significato
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: D

    L'effetto Stroop nasce dal conflitto fra un processo automatico, la lettura, e un processo controllato, la denominazione del colore: chi sa leggere non riesce a evitare di elaborare il significato della parola, anche se il compito non lo richiede. Per chi non sa leggere quei segni le parole sono semplici forme prive di significato, e nessuna risposta concorrente viene attivata. Il fatto che il compito non chieda di leggere non elimina l'interferenza: è proprio questo a dimostrare che la lettura è automatica.

  6. Anche nella simulazione 1

    6. Impegnati a contare i passaggi di palla fra i giocatori di un filmato, molti osservatori non si accorgono di una persona travestita da gorilla che attraversa la scena. Il fenomeno è chiamato:

    1. Acecità al cambiamento
    2. Badattamento sensoriale
    3. Ceffetto Stroop
    4. Dcecità da disattenzione
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: D

    Nella cecità da disattenzione uno stimolo inatteso, pur ben visibile, non viene notato perché l'attenzione è impegnata in un altro compito: è ciò che mostra il noto esperimento di Simons e Chabris. La cecità al cambiamento è un fenomeno vicino ma diverso: consiste nel non accorgersi che qualcosa è cambiato fra due immagini o due momenti successivi di una scena. In entrambi i casi si vede che senza attenzione gran parte di ciò che cade sotto gli occhi non raggiunge la consapevolezza.

  7. Anche nella simulazione 1

    7. All'inizio degli anni Cinquanta uno studioso inglese si chiese come si riesca, in una sala affollata, a seguire una sola voce fra tante (il problema del «cocktail party») e, per studiarlo, fece ripetere ad alta voce uno di due messaggi inviati in cuffia. Si tratta di

    1. ADonald Broadbent
    2. BColin Cherry
    3. CAnne Treisman
    4. DJohn Ridley Stroop
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: B

    Colin Cherry formulò nel 1953 il problema del «cocktail party» e lo studiò con l'ascolto dicotico e la tecnica dello shadowing: chi ripete il messaggio che arriva a un orecchio coglie dell'altro quasi soltanto le caratteristiche fisiche, come il tipo di voce. Su questi dati Broadbent costruì pochi anni dopo il modello del filtro precoce, che Treisman corresse con l'idea di un filtro che attenua. Stroop è legato all'interferenza fra la lettura di una parola e la denominazione del colore in cui è scritta, descritta negli anni Trenta.

  8. Anche nella simulazione 1

    8. In una persona sveglia, rilassata e con gli occhi chiusi, l'EEG mostra tipicamente:

    1. Aonde delta
    2. Bfusi del sonno
    3. Conde alfa
    4. Donde beta
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: C

    Il ritmo alfa, regolare e di media frequenza, è tipico della veglia rilassata a occhi chiusi. Quando la persona apre gli occhi o si impegna in un compito compaiono le onde beta, più rapide e di minore ampiezza. Le onde delta, lente e ampie, caratterizzano il sonno profondo, e i fusi del sonno il sonno leggero.

  9. Anche nella prova rapida

    9. La capacità di concentrarsi su una fonte di informazione ignorando le altre presenti nello stesso momento si chiama:

    1. Aattenzione selettiva
    2. Battenzione divisa
    3. Cattenzione sostenuta
    4. Dmemoria di lavoro
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: A

    L'attenzione selettiva è il processo con cui si privilegia una parte dell'informazione disponibile e si trascura il resto, come quando si segue una voce in un ambiente rumoroso. L'attenzione divisa è la distribuzione delle risorse fra due o più compiti svolti insieme. L'attenzione sostenuta è la capacità di mantenere la concentrazione sullo stesso compito per un tempo prolungato.

Domande aperte su questo argomento

Come all'esame scritto a domande aperte o all'orale: rispondi (per iscritto o ad alta voce), poi apri la scaletta di una buona risposta e confronta.

  1. 1. Che cos'è l'attenzione selettiva? Descriva il paradigma dell'ascolto dicotico e i modelli del filtro che ne sono derivati.

    Scaletta di una buona risposta
    • L'attenzione selettiva è la capacità di elaborare una parte delle informazioni disponibili ignorando le altre; è necessaria perché la capacità di elaborazione del sistema cognitivo è limitata.
    • Il problema è noto come effetto cocktail party: in una stanza affollata riusciamo a seguire una sola conversazione fra molte. Cherry lo studiò con l'ascolto dicotico: alle due orecchie arrivano in cuffia due messaggi diversi e il soggetto deve ripeterne uno ad alta voce man mano che lo ascolta (shadowing).
    • Del messaggio ignorato i soggetti colgono le caratteristiche fisiche, per esempio se la voce è maschile o femminile, ma non sanno riferirne il contenuto e spesso non si accorgono nemmeno di un cambio di lingua.
    • Broadbent ne ricavò il modello del filtro precoce: tutti gli stimoli sono analizzati per le caratteristiche fisiche, poi un filtro lascia passare un solo canale verso l'analisi del significato.
    • Il modello non spiega però perché a volte il contenuto del canale ignorato venga colto, come quando si sente pronunciare il proprio nome in una conversazione che non si stava seguendo; Treisman propose allora un filtro attenuato, che indebolisce il messaggio non seguito senza bloccarlo, cosicché gli stimoli molto rilevanti riescono comunque a essere riconosciuti.
    • Deutsch e Deutsch sostennero invece una selezione tardiva: tutti gli stimoli sono analizzati fino al significato e la selezione avviene solo al momento di scegliere la risposta.
    • Oggi si ritiene che il punto in cui avviene la selezione non sia fisso, ma dipenda dalle richieste del compito e dalle risorse che questo lascia libere.

    Errori tipici

    • Attribuire a Broadbent il filtro attenuato, che è di Treisman.
    • Dire che il messaggio ignorato non viene elaborato affatto: ne sono colte almeno le caratteristiche fisiche e, a volte, parte del significato.
    • Confondere l'attenzione selettiva con l'attenzione sostenuta (mantenere la concentrazione nel tempo) o divisa (seguire più compiti insieme).
  2. 2. Descriva com'è organizzato il sonno: gli stadi, le differenze fra sonno REM e non-REM e le principali ipotesi sulla sua funzione.

    Scaletta di una buona risposta
    • Il sonno non è uno spegnimento del cervello, ma uno stato attivo e organizzato; si studia registrando insieme l'attività elettrica cerebrale (elettroencefalogramma), i movimenti degli occhi e il tono muscolare.
    • L'alternanza fra sonno e veglia segue un ritmo circadiano, di circa ventiquattro ore, regolato da un orologio biologico situato nell'ipotalamo (nucleo soprachiasmatico) e sincronizzato dalla luce.
    • Nel sonno non-REM l'attività elettrica si fa via via più lenta e ampia: dagli stadi leggeri dell'addormentamento si passa al sonno profondo a onde lente (onde delta), da cui è più difficile essere svegliati.
    • Lo stadio 2, che occupa circa metà del sonno totale, si riconosce nel tracciato dai fusi del sonno e dai complessi K.
    • Nel sonno REM, descritto da Aserinsky e Kleitman, il tracciato è rapido e simile a quello della veglia, gli occhi compiono movimenti rapidi e il tono muscolare è abolito: per questo è detto anche sonno paradosso; i sogni più vividi e articolati sono riferiti dopo i risvegli da questa fase.
    • Durante la notte sonno non-REM e sonno REM si alternano in cicli di circa novanta minuti; il sonno profondo prevale nella prima parte della notte, le fasi REM si allungano verso il mattino.
    • Al sonno si attribuiscono una funzione di recupero dell'organismo e un ruolo nel consolidamento dei ricordi; la sua privazione peggiora attenzione, umore e apprendimento.
    • Sul significato dei sogni, Freud li interpretava come appagamento mascherato di desideri inconsci, distinguendo contenuto manifesto e contenuto latente; per l'ipotesi di attivazione-sintesi di Hobson e McCarley sono invece il tentativo della corteccia di dare un senso all'attività nervosa spontanea che si produce durante il sonno REM.

    Errori tipici

    • Considerare il sonno REM il sonno più profondo: il sonno profondo è quello a onde lente, che appartiene al non-REM.
    • Dire che si sogna soltanto nel sonno REM: resoconti di sogni si ottengono anche da risvegli in non-REM, ma sono più rari e meno vividi.
    • Descrivere il sonno come uno stato uniforme di inattività cerebrale.
  3. 3. Confronti i processi automatici e i processi controllati: quali caratteristiche li distinguono, come si passa dagli uni agli altri e che cosa dimostra l'effetto Stroop.

    Scaletta di una buona risposta
    • I processi controllati richiedono attenzione e intenzione, sono consapevoli, relativamente lenti e limitati dalla capacità del sistema, per cui se ne può svolgere bene uno alla volta; in compenso sono flessibili e adatti alle situazioni nuove.
    • I processi automatici sono rapidi, richiedono poche risorse attentive, si avviano senza intenzione quando compare lo stimolo adatto, sono difficili da interrompere e possono svolgersi insieme ad altre attività.
    • Schneider e Shiffrin hanno mostrato, con compiti di ricerca visiva, che un processo controllato diventa automatico dopo una pratica prolungata in cui la relazione fra stimolo e risposta resta sempre la stessa; è ciò che accade quando si impara a leggere, a guidare o a scrivere alla tastiera.
    • Nell'effetto Stroop si deve dire il colore dell'inchiostro con cui è scritta una parola: se la parola è il nome di un altro colore (la parola «rosso» scritta in verde) la risposta è più lenta e gli errori aumentano, perché la lettura, automatica, non si può sopprimere e interferisce con la denominazione del colore.
    • L'automatismo ha un vantaggio, perché libera risorse per altro, e un costo, perché è rigido: molti errori quotidiani nascono da una sequenza abituale che parte da sola, come imboccare la strada del lavoro quando si voleva andare altrove.
    • Il controllo attentivo è indispensabile quando la situazione è nuova, quando bisogna pianificare o quando occorre inibire una risposta abituale; i due tipi di processo vanno pensati come gli estremi di un continuum più che come due categorie separate.

    Errori tipici

    • Usare «automatico» come sinonimo di «innato»: la maggior parte degli automatismi è appresa con la pratica.
    • Spiegare l'effetto Stroop come una difficoltà a vedere il colore, anziché come un'interferenza della lettura automatica.
    • Sostenere che i processi automatici non possano mai essere modificati: lo possono, ma con sforzo e nuova pratica.
  4. 4. Una guidatrice esperta chiacchiera senza problemi con il passeggero su una strada che conosce bene. Quando però si mette a parlare al telefono in mezzo al traffico cittadino, non si accorge di un pedone che sta attraversando. Interpreti la situazione con ciò che sa sull'attenzione.

    Scaletta di una buona risposta
    • Si tratta di una situazione di attenzione divisa: quando si svolgono due compiti insieme la prestazione dipende dalle risorse che ciascuno richiede.
    • Secondo il modello di Kahneman l'attenzione è una riserva limitata di risorse che viene distribuita in modo flessibile fra le attività in corso: se la richiesta complessiva supera la disponibilità, almeno uno dei compiti peggiora.
    • Su una strada nota la guida di una persona esperta è in larga parte automatizzata e richiede poche risorse, per cui è compatibile con la conversazione; nel traffico cittadino, con eventi imprevisti e decisioni continue, torna a richiedere un controllo attentivo che la conversazione le sottrae.
    • L'interferenza è cognitiva e non manuale: a pesare non è la mano occupata dal telefono, ma l'impegno mentale della conversazione, e infatti le ricerche mostrano che anche il vivavoce peggiora la guida.
    • Il passeggero vede la strada e tende ad adattare la conversazione al traffico, per esempio tacendo nei momenti difficili, mentre chi è all'altro capo del telefono non lo può fare.
    • Il pedone non visto è un caso di cecità da disattenzione: uno stimolo ben visibile ma inatteso può non essere percepito se l'attenzione è impegnata altrove, come mostra l'esperimento di Simons e Chabris in cui molti osservatori, occupati a contare i passaggi di una palla, non notano una persona travestita da gorilla.

    Errori tipici

    • Pensare che fare due cose insieme significhi elaborarle davvero in parallelo: spesso si alterna rapidamente fra l'una e l'altra, con un costo.
    • Attribuire il mancato avvistamento a un difetto della vista e non dell'attenzione: guardare non basta per vedere.
    • Credere che l'esperienza renda automatico ogni aspetto della guida: gli imprevisti richiedono sempre controllo.
  5. 5. Che rapporto c'è fra attenzione e memoria? Mi risponda facendo riferimento ai modelli della memoria che conosce.

    Scaletta di una buona risposta
    • Nel modello di Atkinson e Shiffrin l'attenzione è il passaggio obbligato fra il registro sensoriale e la memoria a breve termine: solo l'informazione a cui si presta attenzione viene trasferita, il resto decade in una frazione di secondo o in pochi secondi.
    • Lo mostra l'esperimento di Sperling con il resoconto parziale: dopo una presentazione brevissima di una matrice di lettere, un segnale che indica quale riga riferire permette di riportarla quasi per intero, segno che per un istante era disponibile molta più informazione di quella che si riesce a riferire.
    • Nel modello della memoria di lavoro di Baddeley e Hitch il componente principale, l'esecutivo centrale, è un sistema di controllo attentivo: seleziona le informazioni, coordina i sottosistemi e distribuisce le risorse fra i compiti.
    • L'attenzione conta anche per la memoria a lungo termine: secondo la teoria dei livelli di elaborazione di Craik e Lockhart si ricorda meglio ciò che è stato elaborato in profondità, cioè per il significato, e studiare mentre si svolge un altro compito riduce nettamente il ricordo.
    • Molte «dimenticanze» quotidiane, come non sapere dove si sono posate le chiavi, non sono casi di oblio ma di mancata codifica: l'informazione non è mai entrata in memoria perché l'attenzione era altrove.
    • Non tutta la memoria richiede però un'attenzione intenzionale: nel priming l'esposizione a uno stimolo ne facilita l'elaborazione successiva anche senza un ricordo consapevole.
    • La relazione vale anche nel senso opposto: conoscenze e aspettative depositate in memoria orientano l'attenzione, e per questo un esperto nota in una scena particolari che sfuggono a un principiante.

    Errori tipici

    • Chiamare oblio ciò che è una mancata codifica per disattenzione.
    • Descrivere la memoria di lavoro come un deposito passivo, trascurando la componente di controllo attentivo.
    • Dire che nel registro sensoriale entra poca informazione: ne entra molta, ma dura pochissimo.

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Come sono fatte queste domande

Domande di esercitazione scritte dalla redazione di Didattica con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. Ogni domanda è stata poi risolta una seconda volta senza guardare la soluzione e passata da controlli automatici su doppioni, alternative e risposte. Non sono le domande del tuo docente né di un ateneo.

Hai trovato un errore? Dopo ogni risposta c'è «Segnala un errore»: lo legge la redazione. Ultimo aggiornamento della pagina: 11/10/2026.