La memoria: domande di Psicologia generale

Psicologia generale · 9 domande con la spiegazione · 5 domande aperte con la scaletta

I magazzini e i processi della memoria: dal modello modale alla memoria di lavoro, la codifica e il recupero, i sistemi della memoria a lungo termine, l'oblio, i falsi ricordi e le amnesie.

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Ripasso in breve

Il modello modale di Atkinson e Shiffrin descrive tre magazzini: il registro sensoriale, la memoria a breve termine, limitata a circa sette elementi e a una ventina di secondi senza ripetizione, e la memoria a lungo termine. Baddeley e Hitch hanno sostituito il magazzino a breve termine con la memoria di lavoro, formata da esecutivo centrale, circuito fonologico e taccuino visuo-spaziale, a cui si è poi aggiunto il buffer episodico.

La codifica è più efficace quando è profonda, cioè centrata sul significato; il recupero riesce meglio quando sono presenti gli stessi indizi della codifica. L'effetto di posizione seriale, con il vantaggio delle prime e delle ultime voci di una lista, sostiene la distinzione fra i due magazzini.

La memoria a lungo termine comprende una parte dichiarativa, episodica e semantica, e una non dichiarativa, che include le abilità procedurali e il priming. L'oblio, rapido all'inizio e poi più lento, dipende soprattutto dall'interferenza, proattiva o retroattiva, e dalla mancanza di indizi adeguati.

Il ricordo è una ricostruzione e può essere alterato da informazioni successive, fino ai falsi ricordi. L'amnesia anterograda impedisce di formare nuovi ricordi, quella retrograda cancella ricordi precedenti alla lesione.

Le domande

Tocca la risposta che ti sembra giusta: vedi subito se lo è, e perché.

Prima le domande che trovi solo qui. In fondo, con il segno «anche nella simulazione 1» o «anche nella prova rapida», le 3 che stanno anche nella pagina dell'esame.

  1. 1. La curva dell'oblio descritta da Ebbinghaus mostra che la perdita di ciò che si è appreso:

    1. Aè rapida subito dopo l'apprendimento e poi rallenta
    2. Bè lenta nei primi giorni e poi diventa più rapida
    3. Cprocede a velocità costante con il passare del tempo
    4. Dcomincia solo alcuni giorni dopo l'apprendimento
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: A

    Studiando su sé stesso il ricordo di liste di sillabe senza senso, Ebbinghaus trovò che la maggior parte del materiale si perde nelle prime ore; in seguito la perdita continua, ma sempre più lentamente. Ciò che resiste ai primi giorni tende quindi a conservarsi a lungo, ed è una delle ragioni per cui conviene ripassare a breve distanza dallo studio.

  2. 2. Secondo la stima classica di Miller, la capacità della memoria a breve termine è di circa:

    1. A3 elementi, più o meno 1
    2. B7 elementi, più o meno 2
    3. C12 elementi, più o meno 2
    4. D20 elementi, più o meno 5
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: B

    Miller osservò che un adulto riesce a ripetere subito, nell'ordine, una serie di circa sette elementi (cifre, lettere, parole), con oscillazioni da cinque a nove: è il «magico numero sette, più o meno due». Il limite riguarda il numero di unità e non la quantità di informazione, perché ciascuna unità può essere resa più ricca con il raggruppamento (chunking). Stime più recenti, ottenute impedendo il raggruppamento, parlano di circa quattro unità.

  3. 3. Quale abbinamento fra uno studioso e il suo contributo alla ricerca sulla memoria è corretto?

    1. ATulving: curva dell'oblio, ottenuta con liste di sillabe senza senso
    2. BSperling: memoria iconica, studiata con il resoconto parziale
    3. CBartlett: capacità della memoria a breve termine, di 7 ± 2 elementi
    4. DEbbinghaus: distinzione fra memoria episodica e memoria semantica
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: B

    George Sperling, intorno al 1960, presentava per una frazione di secondo una matrice di lettere e chiedeva di riferirne una sola riga, indicata da un suono subito dopo: i partecipanti la riportavano quasi per intero, segno che per un istante l'intera matrice era disponibile nella memoria sensoriale visiva, o iconica. La curva dell'oblio e le sillabe senza senso sono di Ebbinghaus, la stima di 7 ± 2 elementi è di Miller, la distinzione fra memoria episodica e semantica è di Tulving. Bartlett è legato invece all'idea che il ricordo sia una ricostruzione guidata da schemi.

  4. 4. Una studentessa riesce a ricordare la sequenza 1 9 4 5 1 9 6 9 1 9 8 9 raggruppandola in tre date storiche. La strategia che ha usato si chiama:

    1. Areiterazione di mantenimento
    2. Binterferenza proattiva
    3. Ceffetto di recenza
    4. Draggruppamento (chunking)
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: D

    Dodici cifre isolate superano la capacità della memoria a breve termine, ma tre date sono soltanto tre unità: il chunking consiste nel riunire più elementi in un'unità dotata di significato, sfruttando conoscenze già presenti nella memoria a lungo termine. La reiterazione di mantenimento è la semplice ripetizione, che non riorganizza il materiale e non ne aumenta la quantità ricordabile.

  5. 5. Una persona ha cambiato numero di telefono da un mese: quando deve dettare quello nuovo, le viene in mente quello vecchio. Si tratta di:

    1. Ainterferenza retroattiva
    2. Binterferenza proattiva
    3. Cdecadimento della traccia
    4. Damnesia anterograda
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: B

    Nell'interferenza proattiva un'informazione appresa prima ostacola il ricordo di una appresa dopo: qui il vecchio numero disturba il nuovo. Nell'interferenza retroattiva avviene il contrario, ed è il materiale nuovo a rendere difficile il recupero di quello vecchio. Il decadimento è la perdita della traccia per il semplice passare del tempo, senza l'intervento di altri ricordi.

  6. 6. Dopo aver ascoltato una lista di venti parole, chi le rievoca subito in ordine libero ricorda meglio le prime e le ultime. Se prima della rievocazione si fa contare all'indietro per trenta secondi, ci si attende che:

    1. Ascompaia il vantaggio delle ultime parole e resti quello delle prime
    2. Bscompaia il vantaggio delle prime parole e resti quello delle ultime
    3. Cscompaiano entrambi i vantaggi, con un ricordo uniforme della lista
    4. Drestino entrambi i vantaggi, ma con un ricordo complessivo più basso
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: A

    Le ultime parole sono ricordate bene perché, al momento della rievocazione, si trovano ancora nella memoria a breve termine (effetto di recenza): un compito interposto di pochi secondi le sostituisce e il vantaggio svanisce. Le prime parole sono invece state ripetute più volte e sono già passate nella memoria a lungo termine (effetto di priorità), che il conteggio non disturba. Questa dissociazione è uno degli argomenti classici a favore della distinzione fra i due magazzini.

  7. Anche nella simulazione 1

    7. Dopo l'asportazione bilaterale della parte mediale dei lobi temporali, ippocampo compreso, un paziente conversa normalmente e ricorda la propria infanzia, ma dimentica dopo pochi minuti le persone appena conosciute. Con l'esercizio migliora però in un compito di disegno allo specchio, pur non ricordando di averlo mai eseguito. Il quadro indica un'amnesia:

    1. Aretrograda, che colpisce la memoria procedurale e non la dichiarativa
    2. Banterograda, che colpisce la memoria dichiarativa e non la procedurale
    3. Canterograda, che colpisce la memoria a breve termine e non quella a lungo
    4. Dretrograda, che colpisce la memoria semantica e non quella episodica
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: B

    L'amnesia è anterograda perché riguarda la formazione di nuovi ricordi dopo la lesione, mentre i ricordi lontani sono conservati; in un'amnesia retrograda andrebbero perduti i ricordi precedenti. Il miglioramento nel disegno allo specchio mostra che l'apprendimento procedurale è intatto e che il danno colpisce la memoria dichiarativa, mentre la memoria a breve termine è risparmiata, visto che il paziente segue una conversazione. È il quadro del celebre paziente H.M., che ha dimostrato il ruolo dell'ippocampo nel consolidamento dei ricordi.

  8. Anche nella simulazione 1

    8. Tre gruppi leggono le stesse parole: il primo deve dire se sono scritte in maiuscolo, il secondo se fanno rima con una parola data, il terzo se indicano qualcosa di piacevole. A un successivo test di memoria a sorpresa, il ricordo migliore è atteso:

    1. Anel primo gruppo, perché ha analizzato la forma visiva
    2. Bnel secondo gruppo, perché ha usato il suono delle parole
    3. Cnel terzo gruppo, perché ha elaborato il significato
    4. Din pari misura nei tre gruppi, perché il tempo è lo stesso
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: C

    Secondo la teoria dei livelli di elaborazione di Craik e Lockhart, la durata di un ricordo dipende dalla profondità con cui il materiale è stato elaborato: l'analisi del significato (livello semantico) lascia tracce più durevoli dell'analisi del suono, e questa più dell'analisi dell'aspetto grafico. Conta dunque il tipo di operazione compiuta sul materiale, non il tempo di esposizione né l'intenzione di imparare.

  9. Anche nella prova rapida

    9. Alcuni subacquei imparano una lista di parole sott'acqua, altri a riva. Alla prova di rievocazione ciascuno ricorda di più se viene interrogato nello stesso ambiente in cui ha studiato. Il risultato illustra:

    1. Al'interferenza retroattiva fra materiali simili
    2. Bl'effetto di posizione seriale nella rievocazione
    3. Cla dipendenza del recupero dal contesto di codifica
    4. Dla superiorità del riconoscimento sulla rievocazione
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: C

    Secondo il principio di specificità della codifica, un ricordo si recupera meglio quando al momento del recupero sono presenti gli stessi indizi che c'erano al momento dell'apprendimento, compreso l'ambiente fisico. Il noto esperimento di Godden e Baddeley con i subacquei ne è la dimostrazione più citata. L'interferenza e la posizione seriale non c'entrano, perché le liste e il loro ordine erano gli stessi nelle due condizioni.

Domande aperte su questo argomento

Come all'esame scritto a domande aperte o all'orale: rispondi (per iscritto o ad alta voce), poi apri la scaletta di una buona risposta e confronta.

  1. 1. Descriva il modello della memoria di Atkinson e Shiffrin, indicando per ciascun magazzino capacità e durata e le prove sperimentali a sostegno.

    Scaletta di una buona risposta
    • Il modello di Atkinson e Shiffrin, detto anche modello modale, descrive la memoria come una successione di tre magazzini, diversi per capacità e per durata, attraverso i quali l'informazione passa in sequenza.
    • Il registro sensoriale trattiene per un tempo brevissimo una traccia fedele dello stimolo: meno di un secondo per la memoria iconica (visiva), alcuni secondi per la memoria ecoica (uditiva); Sperling, con la tecnica del resoconto parziale, ha mostrato che la sua capacità è ampia ma il decadimento è rapidissimo.
    • L'informazione a cui si presta attenzione passa nella memoria a breve termine, che ha capacità limitata: secondo Miller circa sette unità, più o meno due, dove l'unità (chunk) è un raggruppamento dotato di significato, per cui la capacità si amplia organizzando il materiale.
    • Senza ripetizione l'informazione resta in memoria a breve termine per poche decine di secondi: nell'esperimento di Peterson e Peterson, impedendo la ripetizione con un compito di conteggio all'indietro, il ricordo di un gruppo di tre consonanti crollava nel giro di una ventina di secondi.
    • La ripetizione (reiterazione) mantiene l'informazione nella memoria a breve termine e ne favorisce il passaggio nella memoria a lungo termine, che ha capacità e durata praticamente illimitate.
    • La distinzione fra i due magazzini è sostenuta dall'effetto della posizione seriale nella rievocazione libera: i primi elementi della lista sono ricordati bene perché ripetuti più volte e passati nella memoria a lungo termine (effetto primacy), gli ultimi perché ancora presenti nella memoria a breve termine (effetto recency), che infatti scompare se prima della rievocazione si inserisce un compito distraente.
    • Il modello è stato criticato perché la memoria a breve termine non è un magazzino unico e passivo, come mostra il modello della memoria di lavoro, e perché la semplice ripetizione non basta a fissare il ricordo: conta la profondità dell'elaborazione (Craik e Lockhart).

    Errori tipici

    • Confondere il registro sensoriale con la memoria a breve termine.
    • Dire che la memoria a breve termine contiene «sette parole» o «sette cifre»: contiene circa sette unità, che possono essere raggruppamenti più ampi.
    • Scambiare effetto primacy ed effetto recency, o le rispettive spiegazioni.
  2. 2. La memoria a lungo termine non è un sistema unico. Ne descriva le principali suddivisioni e le prove che le giustificano.

    Scaletta di una buona risposta
    • La memoria a lungo termine si divide in memoria dichiarativa o esplicita, i cui contenuti possono essere richiamati consapevolmente ed espressi a parole («sapere che»), e memoria non dichiarativa o implicita, che si manifesta nella prestazione senza un ricordo consapevole («sapere come»).
    • All'interno della memoria dichiarativa Tulving distingue la memoria episodica, che riguarda eventi vissuti in prima persona e collocati in un tempo e in un luogo, dalla memoria semantica, che riguarda le conoscenze generali sul mondo e sul linguaggio, indipendenti dal momento in cui sono state acquisite.
    • La memoria non dichiarativa comprende la memoria procedurale, cioè le abilità motorie e cognitive e le abitudini (andare in bicicletta, scrivere alla tastiera), il priming, cioè la facilitazione nell'elaborare uno stimolo già incontrato, e il condizionamento classico.
    • La prova più forte viene dall'amnesia: pazienti come H.M., incapaci di formare nuovi ricordi dichiarativi, imparano comunque nuove abilità, per esempio migliorano di giorno in giorno nel disegno allo specchio pur non ricordando di averlo mai fatto, e mostrano un priming normale.
    • I sistemi poggiano su strutture cerebrali in parte diverse: la formazione dei ricordi dichiarativi dipende dall'ippocampo e dalle aree vicine del lobo temporale mediale, le abilità procedurali dai gangli della base e dal cervelletto, le risposte emotive condizionate dall'amigdala.
    • Anche i metodi di misura sono diversi: la memoria esplicita si valuta con prove di rievocazione e di riconoscimento, quella implicita con prove indirette, come il completamento di parole, in cui al soggetto non si chiede di ricordare.
    • Nell'amnesia si distingue il deficit anterogrado, cioè l'incapacità di acquisire nuovi ricordi dopo la lesione, da quello retrogrado, cioè la perdita dei ricordi precedenti.

    Errori tipici

    • Scambiare memoria episodica e memoria semantica, o collocare la memoria procedurale fra le memorie dichiarative.
    • Identificare la memoria implicita con l'inconscio freudiano: indica soltanto un effetto dell'esperienza passata che non richiede ricordo consapevole.
    • Invertire amnesia anterograda (nuovi ricordi) e amnesia retrograda (ricordi precedenti alla lesione).
  3. 3. Memoria a breve termine e memoria di lavoro sono la stessa cosa? Confronti il magazzino a breve termine del modello modale con il modello di Baddeley e Hitch.

    Scaletta di una buona risposta
    • Nel modello modale la memoria a breve termine è un magazzino unico, di capacità limitata, che trattiene passivamente l'informazione per poche decine di secondi e fa da tappa verso la memoria a lungo termine.
    • Baddeley e Hitch propongono nel 1974 il concetto di memoria di lavoro: un sistema che non si limita a mantenere l'informazione, ma la elabora mentre la mantiene, al servizio di compiti complessi come la comprensione, il ragionamento e il calcolo a mente.
    • L'idea nasce da esperimenti con il doppio compito: se il magazzino fosse unico, tenerlo occupato con una serie di cifre dovrebbe impedire di ragionare o di comprendere un testo; invece il ragionamento rallenta solo di poco e gli errori non aumentano, il che fa pensare a più componenti.
    • Il modello prevede un esecutivo centrale, sistema di controllo attentivo privo di una propria capacità di immagazzinamento, e due sottosistemi: il circuito fonologico, che mantiene l'informazione verbale grazie a un magazzino fonologico e a un processo di ripetizione subvocale, e il taccuino visuo-spaziale, che mantiene immagini e posizioni.
    • Le prove a favore del circuito fonologico sono l'effetto di somiglianza fonologica (elementi dal suono simile si ricordano peggio), l'effetto della lunghezza delle parole (se ne ricordano meno se sono lunghe da pronunciare) e la soppressione articolatoria (ripetere un suono irrilevante riduce il ricordo).
    • Due compiti verbali, o due compiti visuo-spaziali, interferiscono fra loro molto più di un compito verbale e uno visuo-spaziale: è la prova che i due sottosistemi sono distinti.
    • Nel 2000 Baddeley aggiunge il buffer episodico, un magazzino temporaneo che integra in un'unica rappresentazione le informazioni dei sottosistemi e quelle provenienti dalla memoria a lungo termine.

    Errori tipici

    • Usare «memoria a breve termine» e «memoria di lavoro» come sinonimi: la prima indica il solo mantenimento, la seconda mantenimento ed elaborazione.
    • Attribuire all'esecutivo centrale la funzione di magazzino.
    • Collocare il buffer episodico nel modello originario del 1974.
  4. 4. Un passante assiste a un tamponamento. Nei giorni seguenti ne parla con altri testimoni, legge la cronaca locale e viene sentito dai vigili, che gli chiedono «a che velocità andava l'auto quando si è schiantata contro l'altra». Un mese dopo ricorda con assoluta sicurezza vetri rotti sull'asfalto, che in realtà non c'erano. Come si spiega?

    Scaletta di una buona risposta
    • La memoria non è una registrazione fedele, ma un processo ricostruttivo: al momento del recupero il ricordo viene ricomposto integrando le tracce dell'evento con conoscenze generali, aspettative e informazioni ricevute in seguito.
    • Lo aveva mostrato Bartlett facendo riprodurre più volte un racconto di una cultura lontana («La guerra dei fantasmi»): le versioni diventavano più brevi e più coerenti con gli schemi dei soggetti, che omettevano o trasformavano i particolari estranei.
    • Nel caso descritto lo schema di «incidente stradale» comprende i vetri rotti: un particolare plausibile viene inserito nel ricordo senza che la persona se ne renda conto.
    • Loftus e Palmer hanno mostrato l'effetto della formulazione delle domande: dopo il filmato di un incidente, chi sentiva chiedere a che velocità andavano le auto quando si erano «schiantate» dava stime più alte di chi sentiva dire «urtate», e una settimana dopo riferiva più spesso di aver visto vetri rotti che nel filmato non c'erano.
    • È l'effetto dell'informazione fuorviante: ciò che si apprende dopo l'evento, da domande suggestive, dai racconti di altri testimoni o dai giornali, viene incorporato nel ricordo originario.
    • Entra in gioco anche un errore nel riconoscere la fonte: la persona ricorda il contenuto, ma non distingue più ciò che ha visto da ciò che ha sentito o letto in seguito.
    • La sicurezza con cui un ricordo viene riferito non ne garantisce l'esattezza; per questo i testimoni vanno sentiti presto, separatamente e con domande aperte e non suggestive.

    Errori tipici

    • Considerare il falso ricordo una bugia: la persona è in buona fede e non distingue il particolare aggiunto da quelli autentici.
    • Ritenere che un ricordo vivido e riferito con sicurezza sia per ciò stesso esatto.
    • Attribuire a Bartlett l'esperimento sull'incidente d'auto o a Loftus «La guerra dei fantasmi».
  5. 5. Perché dimentichiamo? Mi esponga le principali spiegazioni dell'oblio e ne ricavi qualche indicazione su come conviene studiare, collegandosi a ciò che sa sull'attenzione e sull'elaborazione dell'informazione.

    Scaletta di una buona risposta
    • Il primo studio sperimentale è di Ebbinghaus, che imparava liste di sillabe senza senso e misurava quanto tempo risparmiava nel riapprenderle: la curva dell'oblio che ne ricavò mostra una perdita rapida nelle prime ore e poi sempre più lenta.
    • Secondo la teoria del decadimento la traccia si indebolisce con il semplice passare del tempo; l'ipotesi è plausibile per la memoria sensoriale e a breve termine, ma difficile da dimostrare per quella a lungo termine, perché nel tempo intervengono sempre altre esperienze.
    • Secondo la teoria dell'interferenza i ricordi si disturbano a vicenda: nell'interferenza proattiva ciò che si è appreso prima ostacola il ricordo di ciò che si apprende dopo, in quella retroattiva ciò che si apprende dopo ostacola il ricordo di ciò che si era appreso prima; l'effetto è tanto maggiore quanto più i materiali si somigliano.
    • Spesso l'informazione è ancora in memoria ma non si riesce a raggiungerla, come nel fenomeno della «punta della lingua»: per il principio di specificità della codifica di Tulving, il recupero riesce quando sono presenti gli stessi indizi che c'erano al momento dell'apprendimento, come mostrano gli studi sulla memoria dipendente dal contesto.
    • Molte cose, poi, non le dimentichiamo: non le abbiamo mai codificate, perché non vi abbiamo prestato attenzione o le abbiamo elaborate solo in superficie.
    • Freud ha proposto anche un oblio motivato, la rimozione di contenuti dolorosi dalla coscienza: è un'ipotesi di origine clinica, difficile da verificare sperimentalmente.
    • Per lo studio ne derivano indicazioni precise: elaborare il significato e collegarlo a ciò che già si sa, distribuire le sessioni nel tempo invece di concentrarle, mettersi alla prova richiamando attivamente invece di rileggere, non studiare di seguito materie simili.

    Errori tipici

    • Scambiare interferenza proattiva e retroattiva.
    • Identificare l'oblio con la cancellazione della traccia: spesso l'informazione è disponibile ma non accessibile.
    • Leggere la curva di Ebbinghaus come valida per qualunque materiale: riguarda sillabe senza senso, e il materiale dotato di significato si dimentica più lentamente.

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Come sono fatte queste domande

Domande di esercitazione scritte dalla redazione di Didattica con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. Ogni domanda è stata poi risolta una seconda volta senza guardare la soluzione e passata da controlli automatici su doppioni, alternative e risposte. Non sono le domande del tuo docente né di un ateneo.

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