Linguaggio e comunicazione: domande di Psicologia generale

Psicologia generale · 9 domande con la spiegazione · 5 domande aperte con la scaletta

La struttura del linguaggio, il suo sviluppo nel bambino, le sue basi cerebrali e il rapporto con il pensiero. Comprende anche i canali della comunicazione non verbale.

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Ripasso in breve

Il linguaggio si descrive su più livelli: i fonemi sono le unità minime di suono che distinguono le parole, i morfemi le unità minime dotate di significato, la sintassi l'insieme delle regole che combinano le parole in frasi, la semantica lo studio del significato e la pragmatica quello dell'uso nel contesto, comprese le intenzioni di chi parla.

Lo sviluppo segue tappe regolari: vocalizzazioni, lallazione intorno ai sei mesi, prime parole verso l'anno, olofrasi, linguaggio telegrafico verso i due anni e, più tardi, ipergeneralizzazione delle regole grammaticali. Skinner spiega l'acquisizione con imitazione e rinforzo; Chomsky, con l'argomento della povertà dello stimolo, ipotizza una predisposizione innata.

Sul piano cerebrale, la lesione dell'area di Broca, nel lobo frontale sinistro, produce un eloquio stentato e agrammatico con comprensione relativamente conservata, mentre quella dell'area di Wernicke, nel lobo temporale sinistro, produce un eloquio fluente ma privo di senso e disturbi di comprensione.

Sul rapporto fra linguaggio e pensiero si confrontano l'ipotesi della relatività linguistica di Sapir e Whorf e le posizioni di Piaget e di Vygotskij sul linguaggio egocentrico. La comunicazione non verbale comprende mimica, gesti, uso dello spazio e aspetti paralinguistici della voce.

Le domande

Tocca la risposta che ti sembra giusta: vedi subito se lo è, e perché.

Prima le domande che trovi solo qui. In fondo, con il segno «anche nella simulazione 1» o «anche nella prova rapida», le 3 che stanno anche nella pagina dell'esame.

  1. 1. Nello sviluppo tipico del linguaggio, le prime parole compaiono in media intorno

    1. Aai 4 mesi
    2. Bai 12 mesi
    3. Cai 24 mesi
    4. Dai 36 mesi
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: B

    Le prime parole riconoscibili compaiono in genere verso la fine del primo anno di vita, con ampie differenze individuali. Sono precedute dalle vocalizzazioni dei primi mesi e dalla lallazione, che inizia intorno ai sei mesi; le combinazioni di due parole arrivano più tardi, di solito fra i 18 e i 24 mesi.

  2. 2. Secondo Skinner, il bambino impara a parlare

    1. Agrazie a un dispositivo innato specializzato per la grammatica
    2. Bper maturazione biologica, in modo indipendente dall'ambiente
    3. Cper imitazione e rinforzo, come accade per gli altri comportamenti
    4. Dquando lo sviluppo del pensiero logico e simbolico lo rende possibile
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: C

    Per Skinner il linguaggio è un comportamento verbale appreso per condizionamento operante: i suoni e le parole che si avvicinano a quelli degli adulti vengono rinforzati e si consolidano. L'idea di un dispositivo innato per l'acquisizione della grammatica è invece di Chomsky, che criticò proprio la spiegazione comportamentista.

  3. 3. La polemica fra comportamentisti e innatisti sull'acquisizione del linguaggio si aprì con due testi usciti a breve distanza: «Il comportamento verbale» di Skinner e la recensione, molto critica, che ne scrisse Chomsky. In quale decennio apparvero?

    1. ANegli anni Dieci
    2. BNegli anni Trenta
    3. CNegli anni Cinquanta
    4. DNegli anni Settanta
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: C

    Il libro di Skinner (in originale «Verbal Behavior») uscì nel 1957 e la recensione di Chomsky nel 1959: sono gli anni in cui il comportamentismo, dominante negli Stati Uniti dagli anni Dieci, comincia a cedere il passo al cognitivismo, e la critica di Chomsky è considerata una tappa di questo passaggio. Per Skinner il linguaggio si apprende per imitazione e rinforzo; per Chomsky ciò che il bambino ascolta non basta a spiegare la grammatica che acquisisce, e occorre ipotizzare una predisposizione innata.

  4. 4. Durante una conversazione Giorgio arretra di un passo ogni volta che l'interlocutore gli si avvicina troppo. Il settore della comunicazione non verbale che studia questo comportamento è

    1. Ala prossemica
    2. Bla cinesica
    3. Cla paralinguistica
    4. Dl'aptica
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: A

    La prossemica studia l'uso dello spazio e delle distanze fra le persone come segnale comunicativo; il termine si deve a Edward Hall, che distinse distanza intima, personale, sociale e pubblica. La cinesica riguarda gesti e movimenti del corpo, la paralinguistica le qualità della voce, l'aptica il contatto fisico.

  5. 5. Con l'argomento della «povertà dello stimolo» Chomsky sostiene che

    1. Ale lingue con un lessico povero limitano lo sviluppo del pensiero astratto
    2. Bciò che il bambino ascolta non basta a spiegare la grammatica che acquisisce
    3. Cil linguaggio si impoverisce quando viene a mancare il rinforzo degli adulti
    4. Di bambini che ascoltano poche parole restano in ritardo in modo permanente
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: B

    Per Chomsky le frasi che un bambino sente sono poche, spesso incomplete e non contengono tutte le informazioni necessarie per ricavare le regole della lingua; eppure in pochi anni ogni bambino le padroneggia e produce frasi mai udite. Da qui l'ipotesi di una predisposizione innata, il dispositivo di acquisizione del linguaggio. L'argomento non riguarda gli effetti della deprivazione né il rapporto fra lessico e pensiero.

  6. 6. A tavola un commensale chiede: «Sai passarmi il sale?». Chi ascolta capisce che è una richiesta e non una domanda sulle sue capacità. La componente del linguaggio che spiega questa interpretazione è

    1. Ala pragmatica
    2. Bla semantica
    3. Cla sintassi
    4. Dla fonologia
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: A

    La pragmatica studia l'uso del linguaggio nel contesto e il modo in cui si coglie l'intenzione di chi parla al di là del significato letterale. Sul piano semantico la frase è una domanda sulla capacità di passare il sale: è la situazione a farla interpretare come una richiesta cortese.

  7. Anche nella simulazione 1

    7. La frase «Il tavolo beve una melodia quadrata» è

    1. Acorretta per la semantica, ma anomala per la sintassi
    2. Bcorretta per la pragmatica, ma anomala per la fonologia
    3. Ccorretta per la sintassi, ma anomala per la semantica
    4. Danomala per la sintassi e insieme per la morfologia
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: C

    La sintassi riguarda le regole con cui le parole si combinano in frasi: qui articolo, nome, verbo e complemento sono al posto giusto. La semantica riguarda il significato, e sotto questo aspetto la frase non regge, perché un tavolo non beve e una melodia non ha forma. L'esempio mostra che le due componenti sono distinte.

  8. Anche nella simulazione 1

    8. Un bambino di quattro anni dice «ho aprito la porta» e «ho romputo il gioco», forme che non ha mai sentito dagli adulti. Questi errori vengono citati a sostegno dell'idea che il bambino

    1. Aripeta in modo impreciso le forme verbali ascoltate dagli adulti
    2. Bricavi regole grammaticali e le applichi anche ai verbi irregolari
    3. Cabbia un ritardo nello sviluppo della memoria per le parole
    4. Dimpari i verbi uno alla volta grazie alle correzioni dei genitori
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: B

    «Aprito» e «romputo» sono ipergeneralizzazioni: il bambino estende la regola del participio regolare a verbi che fanno eccezione. Poiché non può averle imitate, queste forme indicano che egli estrae regole dal linguaggio che ascolta: è un argomento classico contro una spiegazione basata soltanto su imitazione e rinforzo. Sono errori normali, non il segno di un ritardo.

  9. Anche nella prova rapida

    9. L'ipotesi della relatività linguistica, legata ai nomi di Sapir e Whorf, afferma che

    1. Ala lingua che si parla influenza il modo di pensare e di percepire
    2. Bil pensiero si sviluppa prima del linguaggio e ne è indipendente
    3. Cle lingue umane condividono una stessa grammatica universale
    4. Dil linguaggio nasce come strumento sociale e poi diventa interiore
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: A

    Per Sapir e Whorf le categorie della lingua madre orientano il modo in cui i parlanti classificano e ricordano la realtà. La versione forte, secondo cui la lingua determina il pensiero, non ha retto alle verifiche; quella debole, che parla di un'influenza, ha trovato alcuni riscontri. Le altre opzioni rimandano a posizioni di Piaget, di Chomsky e di Vygotskij.

Domande aperte su questo argomento

Come all'esame scritto a domande aperte o all'orale: rispondi (per iscritto o ad alta voce), poi apri la scaletta di una buona risposta e confronta.

  1. 1. Quali proprietà distinguono il linguaggio umano dagli altri sistemi di comunicazione? Ne descriva inoltre i livelli di analisi, dai suoni all'uso nel contesto.

    Scaletta di una buona risposta
    • Il linguaggio è un sistema di simboli e di regole per combinarli che permette di produrre e comprendere un numero illimitato di messaggi; la comunicazione è un fenomeno più ampio, che comprende anche i segnali non verbali e i sistemi di segnalazione degli animali.
    • Fra le sue proprietà vi sono l'arbitrarietà, perché non c'è un legame naturale fra la forma di una parola e il suo significato, e la produttività, perché con un numero finito di elementi e di regole si possono costruire infinite frasi mai udite prima.
    • Altre proprietà sono la possibilità di parlare di ciò che non è presente, nel tempo o nello spazio, e la doppia articolazione: unità prive di significato, i fonemi, si combinano in unità dotate di significato.
    • La fonologia studia i fonemi, cioè i suoni che in una lingua distinguono un significato da un altro (in italiano /p/ e /b/ distinguono «pasta» da «basta»).
    • La morfologia studia i morfemi, le più piccole unità dotate di significato, come la radice e la desinenza in «gatt-o» e «gatt-i»; la sintassi studia le regole con cui le parole si combinano in frasi.
    • Che il significato dipenda dalla struttura e non solo dalla sequenza delle parole lo mostrano le frasi ambigue: «la vecchia porta la sbarra» ha due interpretazioni, a cui corrispondono due diverse strutture sintattiche.
    • La semantica riguarda il significato di parole e frasi; la pragmatica riguarda l'uso del linguaggio nel contesto, cioè come si comprende ciò che il parlante intende comunicare al di là del significato letterale.

    Errori tipici

    • Confondere fonema e morfema, oppure fonema e lettera dell'alfabeto.
    • Confondere semantica e pragmatica: la prima riguarda il significato letterale, la seconda il significato inteso in un contesto.
    • Usare «linguaggio» e «comunicazione» come sinonimi.
  2. 2. Descriva le tappe dell'acquisizione del linguaggio nel bambino, dalla nascita alla padronanza della frase.

    Scaletta di una buona risposta
    • Lo sviluppo del linguaggio segue una sequenza regolare e simile in tutte le lingue, anche se i tempi variano molto da un bambino all'altro; in ogni fase la comprensione precede la produzione.
    • Nei primi mesi il bambino comunica con il pianto e i vocalizzi e sa discriminare contrasti fra suoni anche di lingue a cui non è esposto; verso la fine del primo anno questa capacità si restringe ai contrasti che contano nella lingua che sente parlare.
    • Intorno ai sei mesi compare la lallazione, cioè la ripetizione di sillabe come «ba-ba» o «ma-ma»; verso la fine del primo anno il bambino comunica intenzionalmente anche con i gesti, per esempio indicando.
    • Intorno ai dodici mesi compaiono le prime parole, usate spesso con il valore di un'intera frase (olofrasi): «pappa» può voler dire «voglio la pappa»; sono frequenti le sovraestensioni, come chiamare «cane» tutti gli animali a quattro zampe.
    • Fra i diciotto mesi e i due anni il vocabolario cresce rapidamente e compaiono le prime combinazioni di due parole; il linguaggio è detto telegrafico perché mancano articoli e preposizioni («mamma via»), ma l'ordine delle parole è già quello della lingua.
    • Fra i due e i tre anni le frasi si allungano e compare la morfologia; le ipergeneralizzazioni, come «aprito» o «dicete», mostrano che il bambino non si limita a imitare, ma ricava regole e le applica anche alle forme irregolari.
    • Verso i quattro-cinque anni le strutture fondamentali della lingua sono acquisite; l'ipotesi di un periodo critico, proposta da Lenneberg, spiega perché una lingua si acquisisca con facilità e in modo completo nell'infanzia e con più difficoltà in seguito.

    Errori tipici

    • Interpretare le ipergeneralizzazioni come un regresso: indicano che il bambino ha scoperto la regola.
    • Trattare le età come scadenze rigide: sono valori indicativi, con grandi differenze individuali.
    • Dire che il bambino impara a parlare ripetendo ciò che sente: le forme che produce spesso non le ha mai sentite.
  3. 3. Come fa un bambino a imparare a parlare? Confronti la spiegazione di Skinner con quella di Chomsky e indichi come è stata superata la loro contrapposizione.

    Scaletta di una buona risposta
    • Per Skinner il linguaggio è un comportamento appreso come gli altri, per condizionamento operante: il bambino imita i suoni degli adulti e le produzioni corrette vengono rinforzate, con l'approvazione o con l'ottenere ciò che ha chiesto.
    • Chomsky obietta che il rinforzo non spiega la creatività del linguaggio: i bambini producono e comprendono frasi che non hanno mai sentito.
    • Un secondo argomento è la povertà dello stimolo: il linguaggio che il bambino ascolta è limitato e frammentario, eppure in pochi anni egli acquisisce una grammatica complessa; inoltre gli adulti tendono a correggere la verità di ciò che il bambino dice più che la forma grammaticale.
    • Un terzo argomento sono gli errori di ipergeneralizzazione, come «aprito»: forme che il bambino non può aver imitato e che rivelano l'applicazione di una regola.
    • Chomsky ne conclude che esiste una predisposizione innata, un dispositivo per l'acquisizione del linguaggio (LAD) che contiene i principi comuni a tutte le lingue (grammatica universale); l'esposizione a una lingua serve ad attivarlo.
    • A Chomsky si è obiettato di trascurare l'interazione: Bruner ha mostrato l'importanza delle routine condivise fra adulto e bambino e del modo semplificato con cui gli adulti si rivolgono ai piccoli, parlando di un sistema di supporto all'acquisizione del linguaggio (LASS).
    • Oggi la maggior parte degli studiosi ritiene necessari entrambi i fattori: una predisposizione biologica, come indicano l'universalità delle tappe e l'esistenza di un periodo sensibile, e un ambiente linguistico ricco di scambi.

    Errori tipici

    • Dire che per Chomsky l'ambiente non conta: l'esposizione a una lingua resta indispensabile.
    • Attribuire il LASS a Chomsky o il LAD a Bruner.
    • Ridurre la posizione di Skinner alla sola imitazione: il meccanismo centrale è il rinforzo.
  4. 4. Rientrando a casa, Anna chiede al compagno: «Com'è andato il colloquio?». Lui, senza alzare gli occhi dal telefono e con voce piatta, risponde: «Benissimo, guarda». Anna capisce subito che è andato male e che lui non ha voglia di parlarne. Come fa? Analizzi lo scambio con gli strumenti della pragmatica e della comunicazione non verbale.

    Scaletta di una buona risposta
    • Il significato di un enunciato non coincide con il suo significato letterale: la pragmatica studia come l'ascoltatore, servendosi del contesto, risale a ciò che il parlante intende comunicare.
    • Secondo Grice la conversazione si regge su un principio di cooperazione, articolato in quattro massime: quantità (dare l'informazione necessaria, né più né meno), qualità (dire ciò che si ritiene vero), relazione (essere pertinenti) e modo (essere chiari).
    • Quando una massima è violata in modo palese, l'ascoltatore non conclude che il parlante non stia cooperando, ma cerca un significato ulteriore (implicatura conversazionale): qui «Benissimo» viola apertamente la massima di qualità e Anna ne ricava il contrario, cioè l'ironia.
    • A orientare l'interpretazione sono i segnali non verbali: quelli paralinguistici, come il tono, il ritmo e le pause, e quelli cinesici, come lo sguardo, la mimica e la postura; qui il tono piatto e lo sguardo che resta sul telefono contraddicono le parole.
    • Quando parole e segnali non verbali sono in contrasto, tendiamo a fidarci di più dei secondi, perché sono meno controllabili volontariamente e più legati agli stati emotivi.
    • Per Watzlawick ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione, e il secondo indica come va inteso il primo: qui il contenuto è «è andata bene», il messaggio sulla relazione è «non ho voglia di parlarne».
    • Vale anche il primo assioma di Watzlawick, per cui non si può non comunicare: anche il non alzare gli occhi è un messaggio.

    Errori tipici

    • Confondere il significato letterale, di cui si occupa la semantica, con il significato inteso nel contesto, di cui si occupa la pragmatica.
    • Pensare che violare una massima significhi comunicare male: una violazione palese è un mezzo per far capire più di quanto si dice.
    • Citare percentuali fisse sul peso del non verbale («il 93% della comunicazione è non verbale») come se valessero per ogni messaggio: quei dati riguardano solo la comunicazione di atteggiamenti con messaggi incongruenti.
  5. 5. Che cosa ci hanno insegnato le afasie sull'organizzazione del linguaggio nel cervello? Colleghi il discorso a ciò che sa sulla specializzazione degli emisferi.

    Scaletta di una buona risposta
    • L'afasia è un disturbo acquisito del linguaggio, dovuto a una lesione cerebrale in una persona che parlava normalmente; non dipende da un difetto dell'udito, dei muscoli dell'articolazione o dell'intelligenza generale.
    • Nel 1861 Broca descrisse un paziente che capiva ciò che gli veniva detto ma riusciva a pronunciare una sola sillaba; l'autopsia mostrò una lesione nella parte inferiore e posteriore del lobo frontale sinistro.
    • Nell'afasia di Broca, o non fluente, il linguaggio è lento, faticoso e ridotto alle parole essenziali, senza articoli, preposizioni e desinenze corrette (agrammatismo); la comprensione è relativamente conservata e il paziente è consapevole delle proprie difficoltà.
    • Nell'afasia di Wernicke, o fluente, dovuta a una lesione della parte posteriore del lobo temporale sinistro, il linguaggio è scorrevole ma povero di senso, con parole sbagliate o inventate, e la comprensione è gravemente compromessa; spesso il paziente non si rende conto del disturbo.
    • Le due aree sono collegate da un fascio di fibre, il fascicolo arcuato: la sua lesione produce l'afasia di conduzione, in cui comprensione e produzione sono relativamente conservate ma la ripetizione di ciò che si è udito è molto difficile.
    • Le afasie hanno fornito la prima prova della specializzazione emisferica: nella grande maggioranza delle persone il linguaggio dipende dall'emisfero sinistro, come hanno confermato gli studi sui pazienti con cervello diviso; l'emisfero destro contribuisce all'intonazione e alla comprensione di ironia e metafore.
    • Il modello classico è oggi considerato troppo semplice: le tecniche di neuroimmagine mostrano che il linguaggio impegna reti estese, e anche i pazienti con afasia di Broca hanno difficoltà a comprendere frasi sintatticamente complesse.

    Errori tipici

    • Scambiare le due afasie: quella di Broca è non fluente con comprensione relativamente conservata, quella di Wernicke è fluente con comprensione compromessa.
    • Confondere l'afasia con un disturbo dell'articolazione delle parole o con un deficit dell'intelligenza.
    • Dire che nell'afasia di Broca la comprensione è intatta: è relativamente conservata, ma cede con le frasi sintatticamente complesse.

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Come sono fatte queste domande

Domande di esercitazione scritte dalla redazione di Didattica con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. Ogni domanda è stata poi risolta una seconda volta senza guardare la soluzione e passata da controlli automatici su doppioni, alternative e risposte. Non sono le domande del tuo docente né di un ateneo.

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