Sensazione e percezione: domande di Psicologia generale

Psicologia generale · 9 domande con la spiegazione · 5 domande aperte con la scaletta

Dalla registrazione degli stimoli alla loro interpretazione: soglie e psicofisica, organizzazione percettiva secondo la Gestalt, costanze, percezione della profondità, illusioni, elaborazione dal basso e dall'alto.

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Ripasso in breve

La sensazione è la registrazione degli stimoli da parte dei recettori, la percezione è la loro organizzazione e interpretazione. Nella retina i recettori sono i coni, sensibili ai colori e ai dettagli in piena luce, e i bastoncelli, che funzionano in luce scarsa; la visione dei colori è spiegata dalla teoria tricromatica di Young e Helmholtz, con tre tipi di coni, insieme a quella dei processi opponenti di Hering, con le coppie rosso-verde, blu-giallo e bianco-nero.

La psicofisica misura il rapporto fra stimolo e sensazione: la soglia assoluta è l'intensità minima rilevata nella metà delle prove, la soglia differenziale è la minima differenza avvertibile e, per la legge di Weber, è una proporzione costante dello stimolo di partenza. La teoria della detezione del segnale distingue la sensibilità dal criterio di risposta, mentre l'adattamento sensoriale spiega perché uno stimolo costante viene avvertito sempre meno.

Secondo la Gestalt il campo percettivo si organizza in figura e sfondo e in unità definite da vicinanza, somiglianza, chiusura, buona continuazione e destino comune. Le costanze di grandezza, forma e colore mantengono stabili gli oggetti nonostante i cambiamenti dell'immagine retinica.

La profondità si ricava da indizi binoculari, come la disparità retinica e la convergenza, e monoculari, come la prospettiva lineare, l'interposizione, il gradiente di tessitura e la parallasse di movimento. Le illusioni, per esempio quelle di Müller-Lyer e di Ponzo, mostrano che la percezione è una costruzione, in cui l'elaborazione guidata dai dati sensoriali si combina con quella guidata da conoscenze e attese.

Le domande

Tocca la risposta che ti sembra giusta: vedi subito se lo è, e perché.

Prima le domande che trovi solo qui. In fondo, con il segno «anche nella simulazione 1» o «anche nella prova rapida», le 4 che stanno anche nella pagina dell'esame.

  1. 1. Due lampadine vicine si accendono una dopo l'altra a brevissimo intervallo: l'osservatore vede una sola luce che si sposta. Il fenomeno, studiato da Wertheimer, è:

    1. Al'effetto autocinetico
    2. Bil movimento indotto
    3. Cil movimento apparente
    4. Dla parallasse di movimento
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: C

    Nel movimento apparente, o stroboscopico, si percepisce un movimento che nello stimolo non c'è, perché due stimoli fermi si succedono con un intervallo adeguato: è il principio su cui si basa il cinema. Wertheimer, nel lavoro del 1912 da cui si fa cominciare la psicologia della Gestalt, vi vide la prova che la percezione non è la somma di sensazioni elementari. L'effetto autocinetico riguarda un punto luminoso fermo nel buio che sembra muoversi, il movimento indotto un oggetto fermo che sembra spostarsi perché si muove lo sfondo.

  2. 2. Un amico che si allontana lungo un viale proietta sulla retina un'immagine sempre più piccola, eppure non sembra rimpicciolire. Il fenomeno prende il nome di:

    1. Acostanza di forma
    2. Bcostanza di grandezza
    3. Cadattamento sensoriale
    4. Ddisparità retinica
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: B

    Per la costanza di grandezza un oggetto viene percepito delle stesse dimensioni anche quando, cambiando la distanza, cambia la grandezza della sua immagine retinica: il sistema percettivo tiene conto della distanza. La costanza di forma riguarda invece oggetti visti da angolazioni diverse, come una porta che resta rettangolare anche quando è socchiusa. La disparità retinica è un indizio di profondità, non una costanza.

  3. 3. Entrando in una stanza si avverte un forte odore di vernice; dopo alcuni minuti non lo si nota quasi più, benché sia ancora presente. Il fenomeno è un esempio di:

    1. Aadattamento sensoriale
    2. Battenzione selettiva
    3. Csoglia differenziale
    4. Dcostanza percettiva
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: A

    L'adattamento sensoriale è la diminuzione della sensibilità a uno stimolo che resta costante nel tempo: i recettori rispondono soprattutto ai cambiamenti, e uno stimolo immutato viene avvertito sempre meno. Non si tratta di attenzione selettiva, perché la persona non sta scegliendo di ignorare l'odore. La costanza percettiva riguarda invece la stabilità con cui si percepiscono gli oggetti nonostante i cambiamenti dell'immagine sensoriale.

  4. 4. Nella figura nota come vaso di Rubin si vedono, in alternanza, un vaso chiaro oppure due profili scuri affrontati, mai le due cose insieme. La figura illustra:

    1. Ala legge della buona continuazione
    2. Bla costanza percettiva di forma
    3. Cil fenomeno del movimento apparente
    4. Dl'articolazione fra figura e sfondo
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: D

    Percepire significa anzitutto separare una figura, che ha forma e contorno, da uno sfondo che appare continuare dietro di essa. Nel vaso di Rubin il contorno può appartenere al vaso oppure ai profili, ma non a entrambi nello stesso momento: per questo le due organizzazioni si alternano. È una figura reversibile, che mostra come la distinzione fra figura e sfondo sia un risultato dell'organizzazione percettiva e non un dato dello stimolo.

  5. 5. Una persona che tiene in mano un peso di 100 grammi avverte la differenza quando se ne aggiungono 2. Secondo la legge di Weber, partendo da un peso di 500 grammi, la stessa persona avvertirà la differenza aggiungendo circa:

    1. A2 grammi
    2. B5 grammi
    3. C10 grammi
    4. D50 grammi
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: C

    Per la legge di Weber la soglia differenziale non è una quantità fissa, ma una proporzione costante dello stimolo di partenza. Qui la proporzione è 2 su 100, cioè il 2%: applicata a 500 grammi dà 10 grammi. Rispondere 2 grammi significa trattare la soglia come un valore assoluto, che è proprio l'idea che la legge di Weber smentisce.

  6. Anche nella simulazione 1

    6. Nella seconda metà dell'Ottocento, in polemica con la teoria tricromatica, un fisiologo tedesco sostenne che la visione dei colori si fonda su tre coppie di processi antagonisti: rosso-verde, blu-giallo, bianco-nero. Questa teoria, detta dei processi opponenti, si deve a

    1. AHermann von Helmholtz
    2. BGustav Fechner
    3. CEwald Hering
    4. DErnst Weber
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: C

    Ewald Hering osservò che non esistono colori come un «verde rossastro» o un «blu giallastro» e che, dopo aver fissato a lungo un colore, se ne vede il complementare (immagine postuma): ne concluse che i colori sono codificati in coppie opposte. La teoria tricromatica, che spiega la visione dei colori con tre tipi di recettori, è invece di Young e Helmholtz; oggi le due teorie sono considerate complementari, perché descrivono livelli diversi del sistema visivo. Weber e Fechner sono i fondatori della psicofisica.

  7. Anche nella simulazione 1

    7. Per convenzione, la soglia assoluta è definita come:

    1. Al'intensità minima di uno stimolo rilevata nel 50% delle prove
    2. Bla minima differenza fra due stimoli che si riesce ad avvertire
    3. Cl'intensità minima di uno stimolo rilevata in ogni singola prova
    4. Dl'intensità oltre la quale la sensazione non aumenta più
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: A

    La soglia assoluta è l'intensità più bassa a cui uno stimolo viene avvertito. Poiché la sensibilità oscilla da un momento all'altro, non esiste un valore netto sotto il quale non si avverte mai nulla e sopra il quale si avverte sempre: per convenzione si prende l'intensità rilevata in metà delle presentazioni. La minima differenza avvertibile fra due stimoli è invece la soglia differenziale.

  8. Anche nella prova rapida

    8. In una griglia di punti tutti alla stessa distanza, i punti della prima riga sono rossi, quelli della seconda blu, quelli della terza di nuovo rossi, e così via: l'osservatore vede righe orizzontali e non colonne. Il raggruppamento avviene per:

    1. Avicinanza
    2. Bsomiglianza
    3. Cchiusura
    4. Ddestino comune
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: B

    Per la legge della somiglianza, a parità di altre condizioni tendono a essere raggruppati gli elementi simili fra loro, qui per colore. La vicinanza non può spiegare il risultato, perché i punti sono equidistanti in orizzontale e in verticale. La chiusura riguarda il completamento di figure interrotte e il destino comune gli elementi che si muovono insieme nella stessa direzione.

  9. Anche nella simulazione 1

    9. Nell'illusione di Ponzo due segmenti uguali, posti fra due linee che convergono verso l'alto, appaiono di lunghezza diversa. Secondo la spiegazione classica, l'illusione dipende:

    1. Ada una minore densità di recettori nella parte alta della retina
    2. Bdalla legge di Weber, applicata a stimoli di lunghezza simile
    3. Cdalla costanza di grandezza, attivata dagli indizi di prospettiva
    4. Ddall'adattamento dei recettori alle linee oblique dello sfondo
    Risposta e spiegazione

    Risposta giusta: C

    Le linee convergenti funzionano come un indizio di prospettiva, simile a quello dei binari che si allontanano: il segmento superiore viene trattato come più lontano. Poiché le due immagini retiniche sono uguali, il meccanismo della costanza di grandezza fa apparire più lungo il segmento giudicato più distante. L'illusione nasce dunque dall'interpretazione dello stimolo, non da un limite dei recettori.

Domande aperte su questo argomento

Come all'esame scritto a domande aperte o all'orale: rispondi (per iscritto o ad alta voce), poi apri la scaletta di una buona risposta e confronta.

  1. 1. Che cosa si intende per soglia assoluta e per soglia differenziale? Illustri le leggi della psicofisica classica e il contributo della teoria della detezione del segnale.

    Scaletta di una buona risposta
    • La psicofisica, fondata da Fechner, studia la relazione quantitativa fra le caratteristiche fisiche dello stimolo e la sensazione che esso produce.
    • La soglia assoluta è l'intensità minima che uno stimolo deve avere per essere rilevato; poiché la sensibilità oscilla da una prova all'altra, per convenzione si assume l'intensità rilevata nel 50% delle presentazioni.
    • La soglia differenziale è la più piccola differenza fra due stimoli che si riesce a cogliere, detta anche differenza appena percepibile.
    • Secondo la legge di Weber la soglia differenziale non è una quantità fissa, ma una proporzione costante dell'intensità dello stimolo di partenza: la stessa aggiunta che si nota su un peso leggero passa inosservata su un peso molto maggiore.
    • Fechner ne ricavò che la sensazione cresce con il logaritmo dell'intensità dello stimolo: per ottenere aumenti uguali di sensazione servono aumenti sempre più grandi dello stimolo.
    • Stevens ha mostrato in seguito, con il metodo della stima di grandezza, che la relazione è descritta meglio da una funzione di potenza, con un esponente diverso per ciascuna modalità sensoriale: per alcune, come la scossa elettrica, la sensazione cresce più in fretta dello stimolo.
    • La teoria della detezione del segnale mostra che rilevare uno stimolo debole non dipende solo dalla sensibilità dell'osservatore, ma anche dal suo criterio di decisione, influenzato da aspettative, motivazione e conseguenze dell'errore; per questo distingue i successi e i rifiuti corretti dalle omissioni e dai falsi allarmi.
    • Con una stimolazione costante e prolungata la sensibilità diminuisce (adattamento sensoriale): dopo qualche minuto non si avverte più un odore o il contatto dei vestiti sulla pelle.

    Errori tipici

    • Confondere la soglia assoluta, che riguarda la presenza di uno stimolo, con la soglia differenziale, che riguarda la differenza fra due stimoli.
    • Intendere la legge di Weber come una differenza costante in valore assoluto, mentre a essere costante è il rapporto con lo stimolo di partenza.
    • Descrivere la soglia come un confine netto e fisso: è un valore statistico, che varia con le condizioni e con il criterio dell'osservatore.
  2. 2. Illustri i principi con cui il sistema visivo organizza la stimolazione in oggetti e sfondi: l'articolazione figura-sfondo e le leggi di raggruppamento.

    Scaletta di una buona risposta
    • Percepire non significa registrare un mosaico di sensazioni: il sistema visivo organizza la stimolazione in unità distinte e separate dallo sfondo, secondo principi descritti dagli psicologi della Gestalt.
    • Nell'articolazione figura-sfondo, studiata da Rubin, la figura ha una forma, appare più vicina e «possiede» il contorno, mentre lo sfondo appare informe e sembra continuare dietro di essa; tendono a essere viste come figura le zone più piccole, chiuse, simmetriche e convesse.
    • Le figure reversibili, come il vaso di Rubin, mostrano che la stessa stimolazione può essere organizzata in due modi alternativi, ma non nello stesso momento.
    • Secondo la legge della vicinanza si raggruppano gli elementi più vicini fra loro; secondo la legge della somiglianza si raggruppano gli elementi simili per colore, forma o grandezza.
    • Secondo la buona continuazione si vedono come unite le parti che proseguono lungo la stessa direzione; secondo la chiusura si tende a completare i contorni interrotti; secondo il destino comune formano un'unità gli elementi che si muovono insieme nella stessa direzione.
    • Questi fattori sono riassunti dal principio della pregnanza o della buona forma: fra le organizzazioni possibili prevale quella più semplice, regolare e stabile.
    • Wertheimer cita fra i fattori anche l'esperienza passata, ma contesta che l'organizzazione percettiva dipenda soprattutto da essa; il mimetismo animale sfrutta le stesse leggi per confondere una figura con lo sfondo.

    Errori tipici

    • Trattare figura e sfondo come proprietà fisse dello stimolo: le figure reversibili mostrano che la stessa immagine può essere organizzata in due modi.
    • Confondere la chiusura, che riguarda il completamento di contorni interrotti, con la pregnanza, che è il principio generale.
    • Presentare le leggi della Gestalt come spiegazioni del meccanismo: descrivono come avviene il raggruppamento, non perché.
  3. 3. Confronti l'elaborazione guidata dai dati (bottom-up) e l'elaborazione guidata dai concetti (top-down) nella percezione, portando un esempio per ciascuna.

    Scaletta di una buona risposta
    • L'elaborazione bottom-up parte dai dati sensoriali: le caratteristiche elementari dello stimolo (linee, orientamenti, colori, movimento) vengono rilevate e combinate in rappresentazioni via via più complesse, fino al riconoscimento dell'oggetto.
    • Ne sono un esempio i neuroni della corteccia visiva scoperti da Hubel e Wiesel, che rispondono selettivamente a linee con un certo orientamento e funzionano come rilevatori di caratteristiche.
    • L'elaborazione top-down parte invece da ciò che l'osservatore già possiede: conoscenze, aspettative, contesto e motivazioni guidano l'interpretazione dei dati sensoriali.
    • Ne è un esempio l'effetto del contesto: lo stesso segno ambiguo viene letto come la lettera B in mezzo ad altre lettere e come il numero 13 in mezzo ad altri numeri, e una parola scritta con una calligrafia poco chiara si legge senza difficoltà dentro una frase.
    • Sul piano teorico la distinzione corrisponde a due concezioni: per Gibson la stimolazione contiene già tutta l'informazione necessaria e la percezione è diretta; per l'approccio costruttivista, da Helmholtz a Gregory, la percezione è un'ipotesi che integra dati incompleti con le conoscenze.
    • I due processi non sono alternativi ma operano insieme: il contributo top-down pesa di più quando lo stimolo è breve, povero o ambiguo, quello bottom-up quando lo stimolo è chiaro e osservato in buone condizioni.

    Errori tipici

    • Scambiare i due termini: bottom-up va dallo stimolo alla conoscenza, top-down dalla conoscenza allo stimolo.
    • Presentarli come due teorie che si escludono a vicenda.
    • Ridurre il top-down a immaginazione: l'interpretazione resta vincolata ai dati sensoriali.
  4. 4. Un'amica si allontana lungo un viale alberato. La sua immagine sulla retina diventa sempre più piccola, eppure continua a vederla della stessa statura; e si accorge senza esitazione che si sta allontanando. Spieghi i due fenomeni.

    Scaletta di una buona risposta
    • Bisogna distinguere lo stimolo distale, cioè l'oggetto nel mondo, dallo stimolo prossimale, cioè l'immagine che esso proietta sulla retina: con la distanza l'immagine retinica rimpicciolisce, ma ciò che percepiamo corrisponde all'oggetto, non all'immagine.
    • È la costanza di grandezza: un oggetto mantiene la grandezza percepita anche se la sua immagine retinica cambia, perché il sistema percettivo tiene conto della distanza a cui l'oggetto appare.
    • Lo stesso vale per altre proprietà: per la costanza di forma una porta socchiusa continua ad apparire rettangolare, per la costanza di chiarezza un foglio bianco resta bianco anche in penombra.
    • La distanza è ricavata dagli indizi di profondità. Quelli monoculari, utilizzabili anche con un occhio solo, nel viale sono la prospettiva lineare (i bordi convergono), la grandezza relativa, il gradiente di tessitura, l'interposizione (gli oggetti vicini coprono in parte quelli lontani) e l'altezza nel campo visivo.
    • Quelli binoculari sono la disparità retinica, cioè la lieve differenza fra le immagini che arrivano ai due occhi, tanto maggiore quanto più l'oggetto è vicino, e la convergenza degli occhi; sono efficaci soprattutto a breve distanza.
    • Quando gli indizi di distanza sono ingannevoli la costanza viene meno e nascono le illusioni: nell'illusione di Ponzo due segmenti uguali sembrano di lunghezza diversa perché le linee convergenti li fanno apparire a distanze diverse; nella stanza di Ames due persone sembrano di statura diversa perché, pur trovandosi a distanze diverse, appaiono alla stessa distanza.

    Errori tipici

    • Credere che la grandezza percepita dipenda solo dalla grandezza dell'immagine retinica.
    • Classificare la disparità retinica fra gli indizi monoculari o la prospettiva lineare fra quelli binoculari.
    • Attribuire la costanza a un ragionamento consapevole: è un processo automatico e immediato.
  5. 5. Dalla luce all'esperienza visiva: mi descriva il percorso dell'informazione dall'occhio alla corteccia e mi spieghi perché si dice che la percezione è una costruzione e non una fotografia della realtà.

    Scaletta di una buona risposta
    • Conviene partire dalla distinzione fra sensazione e percezione: la sensazione è la registrazione dell'energia fisica da parte dei recettori e la sua trasformazione in segnali nervosi (trasduzione); la percezione è l'organizzazione e l'interpretazione di quei segnali.
    • La luce, messa a fuoco da cornea e cristallino, raggiunge la retina, dove si trovano i fotorecettori: i coni, concentrati nella fovea, operano in piena luce e sono responsabili della visione dei colori e dei dettagli; i bastoncelli, più numerosi e periferici, sono molto più sensibili e servono alla visione in penombra.
    • I segnali dei fotorecettori passano alle cellule bipolari e alle cellule gangliari, i cui assoni formano il nervo ottico; nel punto in cui il nervo lascia l'occhio non ci sono recettori (punto cieco), ma non ce ne accorgiamo perché il sistema visivo completa la parte mancante.
    • Nel chiasma ottico le fibre che provengono dalla metà nasale di ciascuna retina passano al lato opposto, sicché ciascun emisfero riceve la metà opposta del campo visivo; dopo una stazione nel talamo, l'informazione raggiunge la corteccia visiva primaria nel lobo occipitale.
    • Nella corteccia i neuroni rispondono a caratteristiche specifiche dello stimolo, come l'orientamento e il movimento; l'elaborazione prosegue poi lungo una via ventrale, diretta al lobo temporale e specializzata nel riconoscimento («che cosa»), e una via dorsale, diretta al lobo parietale e specializzata nella localizzazione e nella guida dell'azione («dove»).
    • La percezione è una costruzione perché l'immagine retinica è bidimensionale, capovolta, incompleta e ambigua, mentre l'esperienza è tridimensionale, stabile e dotata di significato: lo mostrano il completamento del punto cieco, le costanze percettive, le illusioni e l'influenza delle aspettative.
    • Lo confermano i casi di agnosia visiva, in cui il paziente, dopo una lesione cerebrale, vede l'oggetto ma non riesce a riconoscerlo: vedere e riconoscere sono processi distinti.

    Errori tipici

    • Scambiare le funzioni di coni e bastoncelli.
    • Dire che l'occhio destro proietta all'emisfero sinistro: l'incrocio delle fibre è parziale e riguarda le metà del campo visivo.
    • Usare «sensazione» e «percezione» come sinonimi.

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Come sono fatte queste domande

Domande di esercitazione scritte dalla redazione di Didattica con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. Ogni domanda è stata poi risolta una seconda volta senza guardare la soluzione e passata da controlli automatici su doppioni, alternative e risposte. Non sono le domande del tuo docente né di un ateneo.

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