Pensiero e ragionamento: domande di Psicologia generale
Psicologia generale · 9 domande con la spiegazione · 5 domande aperte con la scaletta
Come la mente organizza la conoscenza in concetti e categorie e come ricava conclusioni da ciò che sa. Comprende prototipi, deduzione e induzione, sillogismi, compito di selezione di Wason e tendenza alla conferma.
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I concetti sono rappresentazioni mentali di categorie e permettono di trattare come equivalenti oggetti diversi. La concezione classica li definisce attraverso proprietà necessarie e sufficienti; la teoria dei prototipi di Rosch sostiene invece che l'appartenenza si giudica per somiglianza con il prototipo, cioè con l'insieme delle caratteristiche più tipiche della categoria, come mostra l'effetto di tipicità, e che le categorie si dispongono su tre livelli, sovraordinato, di base e subordinato, il secondo dei quali è il più usato.
Il ragionamento deduttivo ricava da premesse generali una conclusione che, se l'argomento è valido e le premesse sono vere, è necessariamente vera; quello induttivo generalizza da casi particolari e giunge a conclusioni soltanto probabili. Nel sillogismo occorre distinguere la validità, che riguarda la forma, dalla verità, che riguarda il contenuto: l'effetto delle credenze porta ad accettare le conclusioni credibili anche quando non discendono dalle premesse.
Nel ragionamento condizionale sono valide due inferenze, modus ponens e modus tollens, mentre l'affermazione del conseguente e la negazione dell'antecedente sono fallacie. Il compito di selezione e il compito 2-4-6 di Wason mostrano la tendenza a cercare conferme delle proprie ipotesi anziché prove capaci di falsificarle.
Le domande
Tocca la risposta che ti sembra giusta: vedi subito se lo è, e perché.
Prima le domande che trovi solo qui. In fondo, con il segno «anche nella simulazione 1» o «anche nella prova rapida», le 3 che stanno anche nella pagina dell'esame.
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1. Un sillogismo categorico è un argomento deduttivo composto da
- Auna regola condizionale e un caso che la conferma
- Bdue premesse e una conclusione che ne discende
- Cuna serie di osservazioni e una regola generale
- Dun'ipotesi e le prove raccolte per controllarla
Risposta e spiegazione
Risposta giusta: B
Il sillogismo, descritto già da Aristotele, lega due premesse (maggiore e minore) che hanno un termine in comune e ne ricava una conclusione, come in «tutti gli uomini sono mortali; Socrate è un uomo; dunque Socrate è mortale». Passare da osservazioni ripetute a una regola generale è invece un procedimento induttivo.
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2. Secondo una teoria proposta negli anni Ottanta, quando ragioniamo non applichiamo regole logiche formali, ma costruiamo rappresentazioni delle situazioni descritte dalle premesse, e sbagliamo quando quelle da considerare sono troppe. Questa teoria, detta dei modelli mentali, è di
- APhilip Johnson-Laird
- BPeter Wason
- CEleanor Rosch
- DJean Piaget
Risposta e spiegazione
Risposta giusta: A
Philip Johnson-Laird ha sostenuto, in particolare nel volume «Mental Models» del 1983, che dalle premesse ricaviamo modelli mentali delle situazioni possibili e che una conclusione ci appare valida se regge in tutti i modelli costruiti: più modelli occorrono, più pesa il limite della memoria di lavoro e più facile è l'errore. Wason, con cui Johnson-Laird collaborò, è noto per il compito di selezione e per il compito 2-4-6; Rosch per la teoria dei prototipi; Piaget, al contrario, vedeva nel pensiero dell'adolescente e dell'adulto l'uso di una logica formale.
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3. Per tre settimane Marta trova l'autobus delle 8 in ritardo e conclude: «L'autobus delle 8 è sempre in ritardo». Il suo è un ragionamento
- Adeduttivo, perché ricava un caso particolare da una regola
- Bsillogistico, perché combina due premesse in una conclusione
- Cinduttivo, perché generalizza a partire da casi particolari
- Dcondizionale, perché applica una regola del tipo «se… allora»
Risposta e spiegazione
Risposta giusta: C
Marta passa da un numero limitato di osservazioni a una regola generale: è un'induzione, e la conclusione resta soltanto probabile, perché basta un autobus puntuale a smentirla. Nella deduzione il percorso è inverso: si parte da premesse generali e si ricava ciò che ne segue necessariamente.
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4. In un compito di verifica di frasi, i partecipanti rispondono «vero» più rapidamente a «il passero è un uccello» che a «il pinguino è un uccello». Questo risultato è noto come
- Aeffetto di tipicità
- Beffetto delle credenze
- Ceffetto di ancoraggio
- Deffetto di priming
Risposta e spiegazione
Risposta giusta: A
I membri più tipici di una categoria, come il passero per gli uccelli, vengono riconosciuti più in fretta di quelli atipici, come il pinguino: è l'effetto di tipicità, uno degli argomenti a favore della teoria dei prototipi. L'effetto delle credenze riguarda invece il giudizio sulla validità dei sillogismi, l'ancoraggio le stime numeriche.
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5. Convinta che un integratore faccia bene alla memoria, Anna legge soltanto le testimonianze favorevoli e liquida come «di parte» gli studi che non trovano alcun effetto. Il suo comportamento illustra
- Ail bias di conferma
- Bil senno di poi
- Cla fissità funzionale
- Dl'effetto di ancoraggio
Risposta e spiegazione
Risposta giusta: A
Il bias di conferma è la tendenza a cercare, ricordare e giudicare attendibili le informazioni che sostengono ciò che già si crede, e a trascurare o svalutare quelle contrarie. Il senno di poi è la sensazione, a fatti avvenuti, di averli sempre previsti; l'ancoraggio è l'influenza di un valore iniziale sulle stime numeriche.
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6. Molte persone giudicano valido un sillogismo scorretto quando la conclusione coincide con ciò che sanno essere vero, e respingono un sillogismo corretto quando la conclusione appare inverosimile. Questo fenomeno è chiamato
- Aeffetto delle credenze
- Btendenza alla conferma
- Ceuristica della disponibilità
- Deffetto di tipicità
Risposta e spiegazione
Risposta giusta: A
Nell'effetto delle credenze, o belief bias, la credibilità della conclusione prende il posto dell'analisi della forma logica: si accetta ciò che sembra vero e si respinge ciò che sembra falso, indipendentemente dalla validità. La tendenza alla conferma è un fenomeno diverso: riguarda la ricerca e l'interpretazione delle prove a favore di un'ipotesi già posseduta, non il giudizio sulla validità di un argomento.
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Anche nella simulazione 1
7. Secondo la concezione classica dei concetti, un oggetto appartiene a una categoria se
- Asomiglia abbastanza all'esemplare più tipico della categoria
- Bha le proprietà necessarie e sufficienti che la definiscono
- Cassomiglia a uno degli esemplari già conservati in memoria
- Dcondivide con gli altri membri una somiglianza di famiglia
Risposta e spiegazione
Risposta giusta: B
La concezione classica, di origine aristotelica, definisce ogni concetto con un insieme di attributi singolarmente necessari e congiuntamente sufficienti: chi li possiede appartiene alla categoria a pieno titolo, senza gradi. La somiglianza con il membro più tipico è il criterio della teoria dei prototipi; il confronto con i casi ricordati è quello della teoria degli esemplari.
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Anche nella prova rapida
8. Nella teoria di Eleanor Rosch, il prototipo di una categoria è
- Al'elenco delle proprietà necessarie e sufficienti per farne parte
- Bil primo esemplare della categoria incontrato durante l'infanzia
- Cl'esemplare più tipico, che ne riassume i tratti più frequenti
- Dil membro più raro, che segna il confine con le categorie vicine
Risposta e spiegazione
Risposta giusta: C
Per Rosch le categorie naturali sono organizzate attorno a un prototipo, cioè al membro più rappresentativo, e l'appartenenza si valuta per somiglianza con esso. L'elenco di proprietà necessarie e sufficienti caratterizza invece la concezione classica dei concetti, che la teoria dei prototipi ha messo in discussione.
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Anche nella simulazione 1
9. In un ragionamento deduttivo valido, se le premesse sono vere la conclusione è
- Aprobabilmente vera
- Bvera fino a prova contraria
- Cvera solo se confermata dai fatti
- Dnecessariamente vera
Risposta e spiegazione
Risposta giusta: D
La deduzione procede da premesse generali a una conclusione che ne discende per necessità logica: se l'argomento è valido e le premesse sono vere, la conclusione non può essere falsa. Una conclusione soltanto probabile, che nuove osservazioni possono smentire, è invece tipica del ragionamento induttivo.
Domande aperte su questo argomento
Come all'esame scritto a domande aperte o all'orale: rispondi (per iscritto o ad alta voce), poi apri la scaletta di una buona risposta e confronta.
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1. Che cosa sono i concetti e come sono organizzati nella mente? Illustri la teoria classica, la teoria del prototipo e i livelli di categorizzazione.
Scaletta di una buona risposta
- Un concetto è la rappresentazione mentale di una categoria, cioè di un insieme di oggetti o eventi che trattiamo come equivalenti; categorizzare permette di riconoscere ciò che è nuovo, di attribuirgli proprietà che non osserviamo direttamente e di comunicare con economia.
- Per la teoria classica un concetto è definito da un insieme di caratteristiche singolarmente necessarie e congiuntamente sufficienti (lo «scapolo» è un uomo adulto non sposato): un oggetto appartiene o non appartiene alla categoria e tutti i membri sono equivalenti.
- Questa teoria funziona per i concetti logici e matematici, ma non per quelli naturali: per molte categorie, come «gioco» o «mobile», non si trova una definizione che valga per tutti i membri, e i confini sono sfumati.
- Per la teoria del prototipo di Eleanor Rosch le categorie naturali sono organizzate intorno a un prototipo, che riassume le caratteristiche più tipiche, e l'appartenenza è una questione di grado, in base alla somiglianza con il prototipo.
- Lo dimostrano gli effetti di tipicità: gli esemplari tipici (il passero per gli uccelli) sono riconosciuti come membri della categoria più rapidamente di quelli atipici (il pinguino), vengono in mente per primi e sono appresi prima dai bambini.
- Secondo la teoria degli esemplari, invece, non ci si confronta con un prototipo astratto, ma con i singoli casi incontrati e conservati in memoria.
- Rosch ha distinto tre livelli di categorizzazione: sovraordinato («mobile»), di base («sedia») e subordinato («sedia a dondolo»); il livello di base è quello usato spontaneamente per denominare gli oggetti e appreso per primo, perché offre il miglior equilibrio fra ricchezza di informazione ed economia.
Errori tipici
- Confondere prototipo ed esemplare: il primo è un'astrazione delle caratteristiche tipiche, il secondo un caso concreto ricordato.
- Collocare il livello di base al livello più generale: è quello intermedio.
- Usare «concetto» e «categoria» come sinonimi: il concetto è la rappresentazione mentale, la categoria l'insieme degli oggetti.
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2. Descriva il ragionamento deduttivo, con particolare riguardo al ragionamento condizionale e al compito di selezione di Wason: quali errori commettiamo e che cosa ci dicono sul pensiero umano?
Scaletta di una buona risposta
- Nel ragionamento deduttivo da premesse assunte come vere si ricava una conclusione che ne discende necessariamente; la validità riguarda la forma dell'argomento e non la verità del contenuto, per cui un argomento può essere valido anche con una conclusione falsa.
- Con un enunciato condizionale «se p allora q» le inferenze valide sono due: il modus ponens (c'è p, dunque q) e il modus tollens (non c'è q, dunque non p); le fallacie sono l'affermazione del conseguente (c'è q, dunque p) e la negazione dell'antecedente (non c'è p, dunque non q).
- Le persone eseguono quasi sempre correttamente il modus ponens, molto meno spesso il modus tollens, e cadono facilmente nelle due fallacie, spesso perché interpretano «se» come se significasse «se e solo se».
- Nel compito di selezione di Wason si presentano quattro carte (per esempio A, D, 4, 7) e una regola: «se su un lato c'è una vocale, sull'altro c'è un numero pari»; bisogna indicare quali carte è necessario girare per controllare se la regola è rispettata.
- La risposta corretta è la vocale e il numero dispari, le sole carte che possono smentire la regola; la maggior parte delle persone sceglie invece la vocale e il numero pari, cercando conferme anziché falsificazioni.
- Se la stessa struttura logica è calata in un contenuto concreto, fatto di permessi e obblighi («se una persona beve alcolici, deve essere maggiorenne»), la prestazione migliora nettamente: il ragionamento umano dipende dal contenuto e non applica regole puramente formali.
- Nel ragionamento sillogistico l'errore tipico è l'effetto delle credenze: si accettano le conclusioni credibili e si respingono quelle non credibili indipendentemente dalla validità; per Johnson-Laird ragioniamo costruendo modelli mentali delle situazioni descritte dalle premesse, e sbagliamo quando i modelli da considerare sono troppi per la memoria di lavoro.
Errori tipici
- Confondere validità e verità: un argomento valido garantisce una conclusione vera solo se le premesse sono vere.
- Nel compito di Wason indicare la carta con il numero pari: qualunque cosa ci sia dietro, non può smentire la regola.
- Ritenere valida l'affermazione del conseguente.
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3. Confronti ragionamento deduttivo e ragionamento induttivo: che cosa li distingue, a che cosa servono e a quali errori tipici vanno incontro.
Scaletta di una buona risposta
- Nel ragionamento deduttivo la conclusione è già implicita nelle premesse: se le premesse sono vere e la forma è valida, la conclusione è necessariamente vera, ma non aggiunge informazione nuova.
- Nel ragionamento induttivo si parte da osservazioni particolari per arrivare a una conclusione generale o per estenderla a casi nuovi: la conclusione va oltre le premesse, e perciò è soltanto probabile e può essere smentita da una nuova osservazione.
- Un esempio di deduzione: tutti i mammiferi allattano i piccoli, il delfino è un mammifero, dunque il delfino allatta i piccoli; un esempio di induzione: tutti i corvi osservati finora sono neri, dunque tutti i corvi sono neri.
- Cambia anche il criterio di valutazione: un argomento deduttivo è valido o non valido; un argomento induttivo è più o meno forte, secondo il numero e la varietà dei casi su cui si fonda.
- Sono forme di induzione la generalizzazione, il ragionamento per analogia, la formazione dei concetti e la ricerca delle cause; nella scienza i due ragionamenti si alternano, perché le ipotesi nascono per induzione e le previsioni da controllare se ne ricavano per deduzione.
- Gli errori tipici della deduzione sono le fallacie del ragionamento condizionale e l'influenza delle credenze sulla valutazione dei sillogismi.
- Gli errori tipici dell'induzione sono la generalizzazione da pochi casi o da casi non rappresentativi e la tendenza alla conferma: nel compito 2-4-6 di Wason i soggetti propongono quasi soltanto terne che confermano la loro ipotesi, invece di cercare quelle che potrebbero smentirla.
Errori tipici
- Fermarsi alla formula «dal generale al particolare» e «dal particolare al generale» senza indicare il criterio decisivo: la conclusione è necessaria nella deduzione, solo probabile nell'induzione.
- Sostenere che la deduzione garantisce sempre conclusioni vere: lo fa solo se le premesse sono vere.
- Considerare dimostrata una conclusione induttiva sostenuta da molti casi favorevoli.
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4. Un'infermiera è convinta che «nelle notti di luna piena al pronto soccorso succede di tutto» e porta a sostegno molti turni movimentati che ricorda bene. Quali processi di pensiero possono averla portata a questa convinzione, e come si potrebbe controllarla in modo corretto?
Scaletta di una buona risposta
- La convinzione riguarda una relazione fra due eventi, la luna piena e i turni movimentati, ed è stata ricavata per induzione da casi ricordati, senza un conteggio sistematico: è il terreno tipico della correlazione illusoria, cioè della percezione di un legame che non c'è o che è molto più debole di quanto si crede.
- Agisce la tendenza alla conferma: si notano e si ricordano i casi che confermano la credenza (luna piena e notte caotica) e si trascurano quelli che la smentiscono (luna piena e notte tranquilla, notte caotica senza luna piena).
- Wason lo ha mostrato con il compito 2-4-6: chi deve scoprire una regola mette alla prova quasi soltanto esempi coerenti con la propria ipotesi, e così ne resta convinto anche quando è sbagliata.
- Interviene anche l'euristica della disponibilità: i turni caotici con la luna piena sono vividi, se ne parla fra colleghi e tornano in mente con facilità, per cui la loro frequenza viene sopravvalutata.
- Inoltre l'aspettativa guida l'osservazione: è nelle notti difficili che si va a controllare se c'è la luna piena, mentre in quelle tranquille nessuno ci pensa.
- Per giudicare una relazione fra due eventi servono tutte e quattro le combinazioni: bisogna confrontare la proporzione di notti caotiche con la luna piena con la proporzione di notti caotiche senza luna piena.
- Il controllo corretto consiste nel registrare gli accessi per un lungo periodo, stabilendo in anticipo che cosa conta come «notte caotica», e nel cercare attivamente i casi che potrebbero smentire l'ipotesi.
Errori tipici
- Considerare un gran numero di casi favorevoli una prova sufficiente, senza guardare i casi contrari.
- Attribuire la tendenza alla conferma a malafede: è un processo spontaneo, che riguarda anche persone esperte.
- Confondere l'euristica della disponibilità, basata sulla facilità di richiamo, con quella della rappresentatività, basata sulla somiglianza.
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5. Il pensiero dipende dal linguaggio, o il linguaggio dal pensiero? Mi esponga le principali posizioni e le prove a sostegno.
Scaletta di una buona risposta
- Le posizioni principali sono tre: il linguaggio modella il pensiero (ipotesi di Sapir e Whorf), il pensiero precede il linguaggio e lo rende possibile (Piaget), pensiero e linguaggio hanno origini distinte e si intrecciano nello sviluppo (Vygotskij).
- Secondo l'ipotesi della relatività linguistica di Sapir e Whorf la lingua che si parla influenza il modo di categorizzare e di percepire la realtà; nella versione forte, detta determinismo linguistico, la lingua determina il pensiero, nella versione debole si limita a rendere più facili alcune distinzioni.
- Rosch ha studiato i Dani della Nuova Guinea, la cui lingua ha due soli termini per i colori: anche i Dani ricordavano e apprendevano meglio i colori focali, cioè i più tipici, rispetto agli altri, come accade ai parlanti inglese, un risultato contrario alla versione forte.
- Ricerche successive hanno però trovato effetti della lingua più circoscritti, per esempio sulla rapidità nel discriminare colori che la propria lingua chiama con nomi diversi: oggi la versione forte è abbandonata, quella debole è sostenuta da diverse prove.
- Per Piaget il linguaggio è una delle manifestazioni della funzione simbolica e dipende dallo sviluppo cognitivo; il linguaggio egocentrico del bambino piccolo riflette l'egocentrismo del suo pensiero ed è destinato a scomparire.
- Per Vygotskij pensiero e linguaggio hanno radici indipendenti che si incontrano intorno ai due anni; il linguaggio, nato come strumento sociale, viene poi interiorizzato: il linguaggio egocentrico non scompare, ma si trasforma in linguaggio interiore, che serve a pianificare e a regolare l'azione, e infatti aumenta quando il compito è difficile.
- Che il pensiero non coincida con il linguaggio lo mostrano il pensiero per immagini, studiato negli esperimenti di rotazione mentale di Shepard e Metzler, le capacità cognitive dei bambini che non parlano ancora e i pazienti afasici che conservano il ragionamento.
Errori tipici
- Presentare l'ipotesi di Sapir e Whorf solo nella versione forte, o come un fatto dimostrato.
- Scambiare le posizioni di Piaget e di Vygotskij sul linguaggio egocentrico: per il primo scompare, per il secondo si interiorizza.
- Concludere che senza linguaggio non c'è pensiero.
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Domande di esercitazione scritte dalla redazione di Didattica con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. Ogni domanda è stata poi risolta una seconda volta senza guardare la soluzione e passata da controlli automatici su doppioni, alternative e risposte. Non sono le domande del tuo docente né di un ateneo.
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